Archivio del 29 Marzo 2006
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Mercoledì 29 Marzo 2006L’ho scampata già una volta. Ora sarò costretto a cedere alle insistenze di un amico per andare a vedere il film di Moretti. Ho esaurito le scuse.
Pare che tutti abbiano una grande e improvvisa urgenza di farsi raccontare, pagando, quanto sono stati cretini. E quanto ci siamo imbruttiti tutti quanti. Evidentemente serve a sentirsi, dopo, più sollevati. A consolarsi? Compatto il popolo della sinistra (e non solo) marcia sui cinema per la celebrazione del rito purificatorio collettivo. A rivedere in rappresentazione quello che non si è saputo o non si è voluto fermare.
E’ forte la sinistra, perché con la sua riconosciuta egemonia culturale è riuscita nel corso degli anni a volgere in celebrazione persino le proprie sconfitte.
psss: Monicelli l’ha detto (riferendosi ai temi della famiglia), nella sostanza il cinema morettiano è conservatore
Accorruomo
Mercoledì 29 Marzo 2006Le edizioni online dei quotidiani italiani (1, 2, 3) hanno già messo in soffitta i commenti sul voto israeliano per sostituirli con l’ultima novità dalla regione: gli Usa (Etas-Unis e EEUU per francesi e spagnoli) vietano rapporti diplomatici e di affari con il nuovo esecutivo guidato da Hamas, che si insediava oggi.
L’ho sentito la prima volta oggi pomeriggio nello speciale di LA7 sulle elezioni, in cui si potevano ascoltare, con sorpresa, considerazioni molto ponderate da parte dell’inviato del Corriere. La conduttrice a un certo punto ha inserito nel dibattito questo lancio di agenzia, chiedendo un commento, ma i presenti sembravano poco interessati a distogliersi dall’approfondimento sulle prospettive che le due elezioni aprono, per occuparsi di una notizia di peso ma scontata per un verso e poco valutabile nell’immediato per l’altro.
Vedo invece dalle pagine dei nostri giornali che è stata accolta immediatamente e rilanciata dall’uno all’altro. Da dove viene questa predilizione per il drammatico e per la consumazione immediata? Perché i media nostrani sono così tristemente uniformi nei temi proposti e se uno si dà al grido al lupo tutti immediatamente lo seguono? Perché, va precisato, le testate straniere non mettono ancora in prima la notizia. O i nostri giornali sono più scaltri o… Io maliziosamente ci leggo anche un sollievo, il sollievo per una posizione drastica americana che riempie la scena e in fin dei conti libera queste testate dal compito di dare loro un’interpretazione di fatti tanto intricati e controversi (un lavoro che costa fatica, dignità e pazienza). Hamas no, punto, lo dice Bush, punto.
Dicevo dell’inviato del Corriere: evidentemente nel clima di eccitazione generale che ci accompagna da qualche anno c’è qualcuno che cerca di reagire, di invertire la rotta, magari ricominciando a fare semplicemente il mestiere di giornalista. E non è un caso isolato. Sandro Viola di Repubblica sta scrivendo analisi sempre più disincantate e lucide da laggiù. Io penso che il protrarsi di una situazione intollerabile e il paradosso di come viene raccontata abbia finito per smuovere le coscienze e rompere le cautele. Di alcuni.
Ma lo stesso Viola, che solo qualche giorno fa riportava bruscamente l’attenzione sul fatto che anche solo l’evocazione del processo di pace fosse scomparsa dalla campagna elettorali di tutti i partiti israeliani, si ritrova il pezzo di oggi sulle elezioni accompagnato da un titolo che recita: “Gli israeliani dicono sì alla pace”. Beffardo, insensato, superficiale, in contrasto con i contenuti dell’articolo. E quindi mi fa riflettere questa contrapposizione tra le testate (televisive e giornalistiche) che paiono ancora imbambolate dai fantasmi di cinque anni di ubriacatura neocona e alcuni professionisti che cercano di ritrovare il filo del discorso, scrollarsi di dosso la polvere e ricominciare a tessere dei ragionamenti.
I blog, un mezzo classista?
Mercoledì 29 Marzo 2006[dibattito]
Sono preso da una morsa riduzionistica, non mi spiacerebbe scrivere i titoli e lasciare lo svolgimento ai commentatori (quali?). Che non è nemmeno una tecnica originale, anzi, a parte il portarla all’estremo.
Comunque il senso era: io sono da sempre abituato a definire l’informatica un mezzo neutro. Un concetto che ritorna spesso anche nelle definizioni che si usa dare della rete e poi dei blog. Non puoi criticare lo strumento blog in sé, perché ci sarà sempre qualcuno che si alza e ti spiega che è un blog è un blog, non possiede proprietà taumaturgiche, che non bisogna avere chissà quali attese o pretese visto che in fin dei conti tutto dipende da come lo si usa (e da come gli gira al padrone di casa).
In realtà questa è la posizione dell’ala ragionevole. L’ala oltranzista è pronta a difendere la comunicazione informale fatta in rete con le barricate, a prescindere e in ogni caso. Che le due ali qualche volta siano sostenute dalla stessa persona è un dettaglio secondario, ma significativo. Se il blog dà a tutti un equo accesso ai mezzi di espressione, il suo ruolo non può che essere intrinsicamente positivo. Proprio male che vada è difficile che faccia grossi danni, visto che si tratta solo di opinioni personali, circoscritte a chi le divulga e alla sua cerchia.
Quello che mi stavo chiedendo è se il mezzo blog non fosse invece di suo tutt’altro che neutro, né necessariamente un fluidificatore delle comunicazioni. E se invece promuovesse un modello di relazioni fondamentalmente statico? Nel senso che nonostante i commenti, i trackback, le interazioni da sopra, da sotto, di lato favorisse poco lo scoccare di quella scintilla che mette in moto le opinioni, le fa cozzare, le rimescola e crea le condizioni per un cambiamento, per una novità .
Se insomma i blog fossero fondamentalmente democratici e altrettanto fondamentalmente classisti? Vale a dire che mantengono lo status quo, che conservano, che uno parte da una condizione e in quella condizione rimane a parte qualche impercettibile scossone. Nella sua casetta.

tiscali.it


