Ma l’Europa?
Pietro e El Angel: sto cercando un punto di incontro sul quale possiamo intenderci e secondo me esiste, perché gli interessi, la tutela di se stessi, dovrebbero essere un campo abbastanza neutro su cui dibattere. Dunque lasciamo pure perdere il galateo, il benaltrismo, il relativismo di maniera. Intanto fare questo significa però accantonare anche tutte le risposte celoduriste basate sull’esibizione e sul proclama, perché si muovono esattamente sullo stesso piano: se la buona educazione non è risolutiva, tanto meno lo è quella cattiva, in entrambi i casi se non c’è dietro un’idea e un progetto ci si ferma alle schermaglie.
El Angel fa riferimento all’appeasement e a Monaco, cioè la realpolitik spicciola che ha voluto minimizzare il pericolo nazista in nome di un piccolo vantaggio immediato. Intanto questa argomentazione usata per proporre politiche muscolari è stata inaugurata da Madeleine Albright credo nel ‘98 e da allora, nonostante i non proprio brillanti risultati, la si continua a ricicciare invariata in ogni dove. Cerchiamo di aggiungere perlomeno qualcosa.
Poi ometti di dire che Churchill contestava la realpolitik poco lungimirante dei suoi avversari, non per dare fuori di matto o fare provocazioni futili, ma in nome di una realpolitik ancora più profonda. Aveva una comprensione degli avvenimenti, un’analisi sulla direzione che avrebbero preso e un’idea dei mezzi per intervenire.
A parte gli inviti a non cedere, non prostrarsi e tenere duro (che fanno esattamente il paio con il generico vogliamoci bene) questi tre elementi non li vedo nel campo dei nostri irriducibili.
E non capisco neanche tanto bene, ribadisco, dove voglia andare l’Europa. Gli Stati Uniti un piano cazzone e spietato ma pur sempre un piano l’hanno avuto. Che più o meno si muove lungo la linea del, non reggerà a lungo la nostra posizione favorevole derivante dal fatto di essere rimasti l’unica superpotenza, ritardiamo lo scenario multipolare che si sta delineando facendo esplodere una guerra in uno snodo strategico, facciamo abbassare le orecchie agli europei dimostrandogli quanto è fragile la loro unità politica, mandiamo un segnale a Cina, Russia e sauditi che non si sognino di fare i conti senza l’oste e mettiamo una bella ipoteca sulle fonti di energia, comunque vada.
Il nostro interesse di farci dividere, avere una guerra ai confini e ritardare il momento in cui come Unione cominciamo ad avere voce in capitolo (con il rischio di perdere il treno per sempre) non capisco dove stia.
Oltretutto nell’amministrazione statunitense sono dei gran figli di puttana, ma anche dei gran pragmatici. Zitti, zitti hanno la flessibilità giusta (e la faccia di tolla) per riadattarsi ai mutamenti degli scenari. La parte B del piano ora che la situazione si trascina e sta diventando onerosa recita più o meno, facciamo dei passettini indietro per cavarcene fuori: hanno mezzo scaricato senza clamori gli ideologi neocon, si mostrano più riluttanti alla sfida spavalda su tutti i fronti, Bush ha dovuto a caldo celebrare le elezioni in Palestina e infine il colpo di genio, la vera chicca per fare una giravolta continuando a tenere il mazzo di carte in mano, si sono detti, noi dobbiamo tenere un profilo basso per far chetare le acque, ma vuoi vedere che pigliamo due piccioni con una fava e si riesce a convincere quei tontoloni degli europei a mettersi in prima linea al posto nostro? Detto fatto: hanno combinato pasticci che la metà basta tra Irak, Iran e Palestina e ora sono riusciti a convincere noialtri a difendere cotanti risultati in vece loro, a fare la voce grossa al loro posto, a prenderci giustamente i pomodori mentre loro si abbassano. Puro genio.
El Angel, sul punto 2 glisso e lascio a più preparati di me: nei documenti che hai linkato si sottolinea comunque che a dispetto di quanto sostenuto dal governo egiziano non sembrano esistere riscontri di un coinvolgimento dei Fratelli Mussulmani in attività terroristiche. E che stando così le cose diventa particolarmente insostenibile una posizione che caldeggia aperture di spazi democratici, ma si rifiuta di fare i conti con il consenso di cui gode il movimento islamico.
In fondo invece mi ributti la palla sul tema di chi sta facendo o non facendo degenerare le relazioni. Una critica frequentemente rivolta al mondo islamico, sia dall’interno che dall’esterno, e di farsi scudo delle ingiustizie che a torto o a ragione si dichiara di subire, per non decidersi ad agire e dare una svolta al proprio destino. Ecco, questa cosa vale anche per noi. Io penso che non sia nel nostro interesse che i conflitti, che ricordiamo al momento continuano a verificarsi fuori dai nostri confini, ma minacciosamente vicini, non si deteriorino. Quindi si tratta di intervenire per risolverli non di trovare scuse nel comportamento altrui per gettare la spugna.
Dico io, ma è possibile che in tutti questi anni un’area estesissima con milioni di abitanti, a sud e nord del mediterraneo, si trovi ostaggio di una disputa su un territorio poco più grande e popoloso della Lombardia? Che perdipiù collasserebbe senza gli ingenti finanziamenti esteri. Cosa si aspetta? Che il conflitto si estenda come già in parte succede? Che la Cina emerga come superpotenza e senza troppi scrupoli metta una parola fine alla vicenda trasferendo forzatamente e israeliani e palestinesi in Mongolia?
Qua ci servirebbero gli Enrico Mattei, i Willy Brandt e gli Olof Palme e ci troviamo invece Calderoli (perché invece Chirac…, Blair…).
Qualche link a corredo per chi vuole approfondire:
-sulle politiche di bottega dei governi europei:
http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3232,36-745553,0.html
-i contatti tra Iran e Russia:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/4752620.stm
-l’apertura diplomatica della Russia ad Hamas:
http://www.haaretzdaily.com/hasen/spages/687535.html
-Sandro Viola: Putin insegue una nuova grandeur russa:
http://rassegna.governo.it/dettaglio.asp?d=8120395
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