Accorruomo

Le edizioni online dei quotidiani italiani (1, 2, 3) hanno già messo in soffitta i commenti sul voto israeliano per sostituirli con l’ultima novità dalla regione: gli Usa (Etas-Unis e EEUU per francesi e spagnoli) vietano rapporti diplomatici e di affari con il nuovo esecutivo guidato da Hamas, che si insediava oggi.

L’ho sentito la prima volta oggi pomeriggio nello speciale di LA7 sulle elezioni, in cui si potevano ascoltare, con sorpresa, considerazioni molto ponderate da parte dell’inviato del Corriere. La conduttrice a un certo punto ha inserito nel dibattito questo lancio di agenzia, chiedendo un commento, ma i presenti sembravano poco interessati a distogliersi dall’approfondimento sulle prospettive che le due elezioni aprono, per occuparsi di una notizia di peso ma scontata per un verso e poco valutabile nell’immediato per l’altro.

Vedo invece dalle pagine dei nostri giornali che è stata accolta immediatamente e rilanciata dall’uno all’altro. Da dove viene questa predilizione per il drammatico e per la consumazione immediata? Perché i media nostrani sono così tristemente uniformi nei temi proposti e se uno si dà al grido al lupo tutti immediatamente lo seguono? Perché, va precisato, le testate straniere non mettono ancora in prima la notizia. O i nostri giornali sono più scaltri o… Io maliziosamente ci leggo anche un sollievo, il sollievo per una posizione drastica americana che riempie la scena e in fin dei conti libera queste testate dal compito di dare loro un’interpretazione di fatti tanto intricati e controversi (un lavoro che costa fatica, dignità e pazienza). Hamas no, punto, lo dice Bush, punto.

Dicevo dell’inviato del Corriere: evidentemente nel clima di eccitazione generale che ci accompagna da qualche anno c’è qualcuno che cerca di reagire, di invertire la rotta, magari ricominciando a fare semplicemente il mestiere di giornalista. E non è un caso isolato. Sandro Viola di Repubblica sta scrivendo analisi sempre più disincantate e lucide da laggiù. Io penso che il protrarsi di una situazione intollerabile e il paradosso di come viene raccontata abbia finito per smuovere le coscienze e rompere le cautele. Di alcuni.
Ma lo stesso Viola, che solo qualche giorno fa riportava bruscamente l’attenzione sul fatto che anche solo l’evocazione del processo di pace fosse scomparsa dalla campagna elettorali di tutti i partiti israeliani, si ritrova il pezzo di oggi sulle elezioni accompagnato da un titolo che recita: “Gli israeliani dicono sì alla pace”. Beffardo, insensato, superficiale, in contrasto con i contenuti dell’articolo. E quindi mi fa riflettere questa contrapposizione tra le testate (televisive e giornalistiche) che paiono ancora imbambolate dai fantasmi di cinque anni di ubriacatura neocona e alcuni professionisti che cercano di ritrovare il filo del discorso, scrollarsi di dosso la polvere e ricominciare a tessere dei ragionamenti.

6 Commenti a “Accorruomo”

  1. baluba scrive:

    Ribadisco quanto detto ieri con un supplemento di indagine. Questa notizia sembra avere catturato l’attenzione dei nostri mezzi di informazione, e viene abbracciata quasi come episodio chiave per leggere gli eventi. Sulle pagine estere continua a non avere spazio di rilievo. Su lemonde si parla della simile e contemporanea interdizione del governo canadese (*). Altri sembrano proprio non occuparsene. Per trovare qualcosa bisogna andare sulle testate di oltreoceano. Questo articolo sulla CNN forse getta un po’ di luce sui termini del problema: la dichiarazione statunitense ribadisce (rafforzandola) semplicemente una posizione già presa e già dichiarata all’indomani della vittoria di Hamas.

    Perché insisto, cosa mi stupisce di tutto ciò? Bhe la determinazione ad adattare la realtà pur di farla concidere con la propria percezione dei fatti. Se si sono convinti che la mossa americana abbia un peso determinante, deve averlo, indipendentemente da quello che la verifica dei fatti potrebbe suggerire.

    Non solo: l’interpretazione che si vuole far passare a tutti i costi è in contrasto abbastanza netto con l’orientamento che invece emerge da diversi commentatori di provare di guardare alla nuova situazione che si apre in medio-oriente per quello che realmente è, invece di ricorrere a schemi collaudate e impolveriti.

  2. baluba scrive:

    Ore 16:00 - L’unità online: Gli Usa interrompono i contatti. Hamas: «Ora l’unica via è la resistenza». Un lettore che sbircia questo titolo che dovrebbe pensare?

    La cronaca dei fatti corrispondenti da Haaretz, edizione internazionale:  Hamas cabinet ministers begin taking over Palestinian offices

  3. baluba scrive:

    Ancora, Lorenzo Cremonesi dal corriere: L’America rompe con il governo di Hamas. Il titolo potrebbe benissimo esserselo scelto da solo, ma il contenuto è un po’ differente: la notizia, questo è il punto, è l’insediamento del governo Haniyeh (con parte dei ministri in videocollegamento dalla striscia di Gaza, visto che non gli saranno concessi permessi per raggiungere il parlamento). La posizione americana segue questo fatto e ne è conseguenza, ribadendo nel momento dell’ufficializzazione del governo quanto affermato all’indomani del voto palestinese.
    Da notare inoltre che l’aspetto chiave per molti continua a essere quello economico più che diplomatico: l’ANP si regge sugli aiuti provenienti da fuori,l’interruzione di questo flusso potrebbe portarne al collasso definitivo le strutture, aprendo al contempo le porte a una crisi umanitaria (già sfiorata nelle ultime settimane con la chiusura del valico di Karni, ma chi ne ha parlato in Italia?).

  4. baluba scrive:

    Brutti stronzi dei miei lettori (ci siete vero?), mi lasciate parlare da solo? Ci si comporta così tra persone perbenino?

    Comunque, ecco un altro contributo da Repubblica radio. Garimberti che è un buon conduttore, ma trombone e che palesemente non capisce una sega di Medio-oriente (a un certo punto parla di Roadmap totalmente a sproposito), ripropone nuovamente l’argomento della chiusura degli USA, di cui fa il perno della discussione. Per fortuna a parte il suo compagno di merende Zucconi, gli altri ospiti riescono a riportano in carreggiata la discussione, con un Alberto Stabile che senza tanti giri di parole gli fa notare che la posizione americana è niente affatto nuova e un ufficializzazione di cose già note, che non desta sorpresa.
    Da sentire anche il resto del dibattito, in particolare i commenti di Rula Jebreal, molto dura e diretta (e non capita dai fessacchiotti in studio).

    p.s. mi correggo, riascoltando Zucconi nonostante i suoi intortamenti verbali, dice cose di buon senso

  5. baluba scrive:

    Live coverage:
    Intervista al premier palestinese Ihaniyyeh sul Guardian, lemonde.fr descrive la condizione di crescente isolamento nella quale si è svolto l’insediamento del governo

  6. marco frattola (sbarrax) scrive:

    vabbe’ dai non te la prendere… sei bravo anche a commentarti :)

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