French fries

5 Novembre 2008

Ecco limo solo un momentino la prosa e poi dormire, guarda che dicono in tv, appoggio cinque minuti la testa (vestito) e poi …. zzzzz.
La prosa rimane quella che è e io esco.

Volevo mettere in apertura un inciso di La Russa, ma la ennesima lunga giornata si è conclusa abbastanza bene e non c’è ragione di
imbrattarmi col suo cinismo opportunista, anche se posso condividerne una frase. No, non è indifferente l’esito delle elezioni di
oltreoceano se non per uno stronzo (ministro) o un ottuso. Ma il fatto che a ognuno il suo e che i casi americani non necessariamente sono un
paradigma universale è una costantazione di buon senso che dovevamo proprio farci ribadire da un La Russa.

Inizialmente la mia distanza da questa tornata elettorale e dalle primarie che l’hanno preceduta e dall’entusiasmo che con largo
anticipo era scattato negli aficionados ancora prima, era una ricaduta del clima attraverso cui ci si era arrivati. Alle spalle di tutto questo quel periodo in cui una strana aderenza distorta agli States dominava i dibattiti a colpi di quanti editorialisti del NYT, WSJ, LST, New Yorker si erano inzuppati nel caffellatte insieme alla brioche. La grande stagione terzista, ricordate?, quella in cui l’ossessione per la pezza d’appoggio con cui corroborare il randello che calava sulla cucuzza dell’interlocutore ha raggiunto il suo apice e la citazione della fonte, qualsiasi fonte da snocciolare un parossismo pari solo alla perdita di senso progressiva provocata dall’invasione di cifre e dati in libertà con cui ancora facciamo i conti, come con i detriti lasciati da un’inondazione. Con l’aggravante che l’altra faccia di questa vaga vena cosmopolita era il disinteresse sufficiente verso le vicende nostrane.

La seconda ragione è che invece di essere catturata con anni di anticipo dal quesito su chi sarebbe stato il successore del primo cittadino
americano la mia attenzione era curiosamente ferma, vedi quando manca la freschezza e la prontezza mentale, al passo precedente, lo sguardo
posato su colui che attualmente ricopriva quella carica, in attesa di una conclusione, come davanti a un film per cui hai pagato un biglietto e non è il caso di alzarsi a metà che è pure un po’ cafone. Insomma e la guerra e tutto? Che ci si sfiniva a colpi di fendenti e poi via via è diventato un fallimento assodato e acquisito che è bene far scivolare in secondo piano e non sta bene e non è cortese parlarne, visto che è di suo evidente senza bisogno di infierire troppo. Il computo delle responsabilità ed errori, l’analisi, l’effetto e la causa, il chiedere conto per questo giro lo saltiamo; guardiamo avanti, parliamo dell’america del futuro per esempio di Hillary ed Obama, tu con chi stai? Ora non è che una questione grava sull’altra impedendo di svoltare pagina, anche se una certa naturale concatenazione temporale come si diceva ci sarebbe, ma dopotutto sono fatti indipendenti e quale che sia l’esito di questo voto le domande sull’Irak rimangono lì: chi paga i danni, chi può essere chiamato in causa, chi si assumerà la responsabilità delle scelte collettive ed individuali? L’impressione è che al presidente già popolarissimo e poi semplicemente dumb sia stato lanciato con largo anticipo un salvagente sicuro per uscire di scena senza clamore da dumb e mediocre, emancipando in nome della sua dumbaggine un po’ tutti e tutto. Nessuno ha veramente scelto e nessuno poteva veramente opporsi.

Come che stiano le cose in questi anni la domanda su come un società matura e civile si sia fatta prendere ostaggio da dei personaggi del
genere, li abbia rivotati alla prima occasione, non sia riuscita a trovare il modo e la forza di liberarsene una volta constatato lo sfacelo, ha continuato a martellarmi insistentemente, piuttosto che chiedermi come i democratici avrebbero forse ottenuto una storica vittoria dopo 8 anni di sta roba inguardabile.

Infine in una fase in cui il mondo si fa piccolo e più prossimo, in cui si sostiene a ragione veduta che sul voto statunitense spetterebbe
idealmente di dire la propria a molti di più di quelli che sono formalmente titolati ad esercitarlo, io da europeista ammaccato penso
che anche se le conseguenze saranno per tutti, la scelta sia in capo a loro, stia a loro dimostrare di sapersi cavare fuori da dove si sono
infilati. Dopo una sbornia di appiccicamento morboso e annullamento fasullo delle differenze, delle distinzioni e delle
peculiarità, sono convinto che nel medio periodo emergerà una consapevolezza molto più matura del carattere indipendente e
individualmente delineato che ogni area del mondo incarna, per quello che è in se stessa e per la capacità di rendersi fautrice del proprio
destino.

Distrazioni

16 Ottobre 2008

dirigibile

Immagini di dirigibili russi su http://www.info.dolgopa.org/ via Simon Willison

Italia, intorno al 2008

17 Settembre 2008

gendarmi

(immagine da qui)

Zeppelin vs Pterodactyls

13 Settembre 2008

Zeppelin and pterodactyls

Intermezzo

3 Agosto 2008

Musica per vecchi animali

2 Agosto 2008

HopperBar

Interno bar, cinque e mezza di mattina, illuminato, scintillante, pronto al servizio nel nulla dell’alba deserta. Il barista ammica un pochino rimirandosi intorno e scodellando caffé. Tra la simpatica combriccola degli astanti presenti si possono contare: il culturista con un massiccio di braccia al cui cospetto il resto dell’esiguo corpo scompare, un signore con una pappagorgia che si ricongiunge al torace, pantaloni mimetici e una maglietta dei vigili del fuoco indossata non si sa bene a quale titolo, un imponente travestito longilineo, dal biancore lunare ed un sobrio completo da lutto vedovale, due fanciulli di quarant’anni con mamma al seguito agghindata da frau bavarese, con tanto di calzoncini inguinali su gambotte rotonde. Il travestito esce e il barista ammicca cercando consenso, ma poi non sa bene cosa aggiungere o è troppo placidamente sornione per sprecare parole o forse sono io che non sento. Il vigile a riposo sogghigna e accenna qualcosa sulle celate virtù della pallida stangona e a un secondo sguardo sempra paro, paro un leprechuan appena sbucato dal bosco. Anche i luoghi più improbabili rivendicano orgogliosamente il diritto a una propria scala dell’insolito e lo stravagante.

E un po’ ti chiedi se sia Milano, se sia agosto o se sia l’ora antelucana.

Lo smarrimento temporaneo

2 Agosto 2008

VillaggioJekyll

Capita che mi dimentico chi sono esattamente, per lunghi periodi: sono distratto, inserisco il pilota automatico o meglio la guida di emergenza a basso regime, quella per le traversate, e poi mi scordo di averla inserita

Dichiarazione di voto (daje)

28 Aprile 2008

Se fossi residente della capitale avrei votato una delle liste collegate a Rutelli sindaco, per gli stessi motivi per cui invece non ho dato la mia preferenza al Partito Democratico alle nazionali. Perché il centrosinistra si è presentato al completo, unito, mediando un accordo tra le diverse posizioni e istanze che consentisse un fronte di rappresentazione ampio della società e una gestione del potere più condivisa. Non che non sappia che amministrative e politiche sono elezioni molto diverse e non raffrontabili o che non sia sensibile alle ragioni della governabilità e della frammentazione del voto o che non sia cosciente delle varie controindicazioni che si verificano con un proporzionalismo spinto ad oltranza e che non esclude nessuno.

Ma è un dato di fatto che il centro-sinistra quando ha vinto lo ha fatto come coalizione e forse l’esperienza stessa del centro-sinistra, che si è aperta per l’appunto con la stagione dei sindaci progressisti a Roma e Napoli, è sintetizzabile proprio nel saper fare alleanza, che non è cosa così banale come suonerebbe o così disprezzabile come si sostiene ora.

Disperato incompreso stomp

25 Aprile 2008

Il 25 aprile di due anni fa era una bella giornata, un po’ come oggi. Ne ho un ricordo vago ma spensierato. C’erano state da poco le elezioni, con i conteggi al fotofinish e una vittoria fragile con tutto il codazzo di contestazioni e promesse di rivalsa. E c’era il voto alle comunali di lì a poco, che il governo uscente si era rifiutato di accorpare alle politiche per non rischiare che con l’effetto trascinamento si perdere anche la roccaforte Milano, insieme al voto nazionale. Ma nonostante questo c’era molta tranquillità, che confina con la spossatezza certo: la campagna elettorale permanente si era chiusa in un modo o nell’altro e il governo del centrodestra se ne andava in un modo o nell’altro. Insomma uno dei cortei per la liberazione più sereni e meno irrigimentati, meno rivestiti di messaggi altri se non la ricorrenza che si stava festeggiando che io ricordi: uno di quelli meno passati a rapportarsi con l’altra Italia, dopo una divisione così millimetrica dei consensi tra le parti era implicitamente chiaro che i presenti ci tenevano a festeggiare e riconoscersi in questa data e ciò bastava, per una volta senza perdersi e crucciarsi nelle elucubrazioni sui valori non condivisi.

Qua contano le sensazioni e queste sono quelle che ho respirato e mi sono rimaste.

La stampa e il dibattito pubblico al contrario erano ancora completamente a mollo nell’isteria permanente che era stato il segno distintivo di quei cinque anni dimenticabili, la ricordate? Moratti sì, Moratti no, Moratti bho. Il candidato sindaco della destra aveva seminato il panico annunciando la sua volontà di presenziare al corteo. Il povero e imbranatissimo neo-eletto segretario della Camera del Lavoro mezzo nel pallone cercava di barcamenarsi nella situazione e non scontentare nessuno, non concedere troppo all’avversario, non apparire come parziali, parare le prevedibili contestazioni. Un gran pasticcio.

Morale della favola, la conciliante Letizia Moratti Bricchetto, furba da tre cotte, aveva fiutato nitidamente l’occasione e l’opportunità di mandare in confusione il fronte avverso senza colpo ferire e uscendone senza una piega. E infatti si presentò invece che sul palco, alla spicciolata a metà corteo con le inevitabili reazioni del caso.

Se il resto dei ricordi è abbastanza vago, ho ben fissato in testa invece che il giorno seguente i giornali progressisti su questo episodio fecero una terrificante reprimenda e un culo cubico alla piazza incontrollata, incivile e nostalgica che aveva offerto così scarsa prova di senso democratico. I pochi minuti di battibecchi con la Moratti, qualche fischio alla brigata ebraica e poi le analisi costruite da Roma su questo fatto, tutto il resto era scomparso. Il che è paradossale sia dal punto di vista dell’informazione che del significato politico, visto che per l’esperienza di chi era presente era stata esattamente di segno opposto.

A questo link si può trovare una rassegna stampa del tempo, che contiene l’editoriale scritto allora da Miriam Mafai. Ma non è sufficiente a rendere l’idea delle copertine e dei toni con cui è stata coperta la notizia, unanimamente dai mezzi di stampa. E secondo uno schema che si è ripetuto varie volte in seguito, in cui, a prescindere da un’analisi obbiettiva dei fatti, ci si è trovati a schiere compatte nella condanna spesso preventiva delle espressioni troppo vivaci di sinistrorsità o partecipazione dal basso come chiave per l’interpretazione dei guasti e dei ritardi della scena politica. Allo stesso modo in cui questi due anni lo slogan elettorale del governo ostaggio dei ricatti e delle arretratezze della sinistra radicale è diventato a furia di ripetizioni un concetto acquisito e accettato, fino al punto di adottato come strategia elettorale dal Partito Democratico, secondo un processo in cui una parte politica ha praticamente assunto come sua un’argomentazione propagandistica del proprio avversario.
Poi ci si chiede come può essere che Berlusconi la riesca sempre a sfangare mettendo nel sacco i contendenti.

E allo stesso modo in cui è stata costruita e vissuta tutta la questione della protesta contro la presenza del Papa all’inaugurazione della Sapienza.

Tutto questo per dire cosa? Per esempio che la sconfitta di Veltroni viene da lontano, non è di sua esclusiva responsabilità ed è prima di tutto culturale. E’ il sogno di una parte progressista dell’Italia di arrivare ad interpretare un ruolo maggioritario, con una lettura che nella sostanza è minoritaria e schematica della società. Il pensare che il rinnovamento avvenga emendando le parti se stessi che non si controllano, che scalciano: li bolli come ideologici, ultra-laicisti, superati a seconda dei casi e li scarichi. E contemporaneamente cercando di cooptare a sé altri soggetti estranei, spesso tuoi avversari, coi quali a loro volta sei incapace di imbastire un confronto vero e quindi che in mancanza di altro abbassare il livello di ostilità sia un modo di svecchiarsi e farsi accettare.

La stessa Moratti su cui Veltroni ha avuto modo di spendere parole di apprezzamento in un’ottica appunto di distensione, dialogo e superamento degli schieramenti (e di allargamento della propria base dei consensi nelle aspirazioni) ha ricambiato mandandolo cortesemente alle ortiche sulla questione della sicurezza e oggi, che non è più utile, non parteciperà ai festeggiamenti. La moglie di Berlusconi altra che è stata coperta di elogi e sembrava rappresentare una destra in crisi e in ritiro pure in casa propria, oggi ricambia l’offerta di un posto in squadra e le belle parole di Veltroni dichiarandosi leghista e proponendo alla sinistra di trovarsi un leader come suo marito.

Mentre quelli che la democrazia la mantegono viva materialmente, ogni giorno sul luogo di lavoro, quelli che agli appuntamenti importanti sono sempre presenti, quelli che borbottano ma poi fanno il loro dovere e votano, quelli che si entusiasmano e si prendono delle gran bastonate, quelli che vengono sgridati per aver fatto troppo o troppo poco sono sempre gli stessi che anche oggi faranno almeno una capatina in piazza a vedere che aria tira.

Lo schemino

15 Aprile 2008

Visto che noto una difficoltà ad acquisire il dato, uno svicolare dal sodo, un costruire impalcature di pensiero che già fanno rientrare l’accaduto in un disegno consapevole ho pensato di aiutare a focalizzare il quadro d’insieme con uno schemino riassuntivo della situazione. I dati sono quelli provvisori per la camera a ieri notte e serve solo a dare un’idea del raffronto con due anni fà senza nessuna pretesa di accuratezza o completezza.
L’ultima colonna indica la percentuale del voto in ogni versante politico utile per la distribuzione dei seggi. Tutti gli altri sono fuori dal parlamento.
A dopo i commenti.

Lista 2006 2008 Soglia
seggi
PD (ulivo) 31,2 33,2
IDV 2,3 4,37
TOT. Veltroni - 37,57 *
RnP 2,6 -
PS - 0,9
PRC 5,8 -
PdCI 2,3 -
Verdi 2,0 -
SA 10,1 3,08
TOT. sin 49,8 41,50
- - -
FI 23,7 -
AN 12,3 -
PDL 36 37,3
Lega 4,5 8,3
Lombardo - 1,08
TOT. Berl. - 46,8
UdC 6,7 5,6
TOT. destra 49,74 52,3 *