Archivio di Aprile 2006

Della stupidità delle pubblicità radiofoniche 2

Sabato 29 Aprile 2006

Dal sud del pianeta attraverso il profondo sud very etnico il nuovo album di Serafino. Diciannove brani per ascoltare il mondo. Bella assai. (Pubblicità in onda su Radiopopolare)

Very etnico??? Sud pianeta, questo??

Intontiti

Sabato 29 Aprile 2006

Angius al senato tranquillizza, media, usa parole pacate, cerca di fare un intervento imparziale mettendosi al di sopra delle ragioni di schieramento. “Bisogna permettere le elezioni perché è una cosa che si deve sia a Andreotti che a Marini e chiunque esca vincitore lo rispetteremo”. Possibile che avendo di fronte dei filibustieri che cercano di sabotare con ogni mezzo lo svolgersi delle funzioni di insediamento delle camere - hanno chiesto il rinvio della votazione al 3 maggio, hanno contestato la diretta televisiva, non firmano i verbali come i bambini, insomma ogni cavillo - ancora si mostra conciliante? Ma non aspettano altro che ti ritiri su una posizione neutramente retorica per poterti assaltare meglio. Sveglia! Restituite qualche calcione verbale, è un braccio di ferro questo, non uno scambio di cortesie.

La formidabile sobrietà di Repubblica

Venerdì 28 Aprile 2006

CAOS AL SENATO
VOTAZIONE NULLA
PER TRE SCHEDE CONTESTATE

Quando si dice tenervi i nervi saldi. Quando qualcuno vorrà intenzionalmente seminare confusione si troverà la strada già mezza spianata, se è vero che dalle parti del quotidiano romano sembrano già pronti a trasformare un qualsiasi sassolino in una valanga.

Disperanti

Venerdì 28 Aprile 2006
14:31 Senato, Marini-Andreotti: per ora finisce 160 a 140

A Franco Marini sono andati 160 voti certi, a Giulio Andreotti 140 e a Roberto Calderoli 15. Cinque le schede bianche. Un voto a Giulio Marini della Cdl. Tre invece dovrebbero essere le schede decisive: una per “Mariti”, una per “Franco Marino” e l’altra per “Marini 9-4-33″.

16:41 Senato, tra schede annullate anche 2 con solo cognome

Le quattro schede annullate da Oscar Luigi Scalfaro, a quanto si è appreso, sono state le due con il nome storpiato (’Franco Marino’ e ‘Franco Marito’) e altre due con il solo cognome ‘Marini’ senza nome. Questa decisione è dovuta anche alla presenza (voluta, sospettano in molti) di un voto valido per il senatore di Forza Italia Giulio Marini. Nella seconda votazione, dunque, sarà ripetuto dalla presidenza il monito a votare, “ove sia necessario per evitare fraintendimenti”, scrivendo nome e cognome del candidato.

19:02 Due schede in forse per il nome ‘Francesco’

Si attende ancora la proclamazione ufficiale del risultato ufficiale della votazione per il presidente del Senato. La suspance riguarda ora due schede votate per ‘Francesco Marini’, che potrebbero essere oggetto di contestazione. E quindi, nonostante l’applauso tributato dal centrosinistra a Franco Marini, c’è ancora suspance nell’aula di Palazzo Madama sull’eventuale quorum che avrebbe raggiunto il candidato dell’Unione.

da repubblica.it 

Tu chiamala se vuoi strategia della tensione

Giovedì 27 Aprile 2006

D: Onorevole Visco lei pensa che in questi ultimi mesi abbiate sbagliato qualcosa?

R: In questi ultimi mesi? Noi sbagliamo sempre, qualsiasi cosa si faccia non va bene comunque.

Vincenzo Visco intervistato da RepubblicaRadio, 18 aprile 2006

Stavo giusto considerando quanto ci troviamo immersi in uno stato emotivo favorevole a chi eventualmente volesse rovesciare il tavolo, che arriva la notizia di Nassiriya. No, non mi voglio lanciare in dietrologie spericolate: credo solo a ciò che vedo. Quello che vedo in modo molto chiaro è un’opinione pubblica sfibrata da cinque anni di pernacchie e da qualche mese di campagna elettorale in cui Berlusconi, sapendo di aver deluso ed essere destinato alla sconfitta, ha deciso di giocare la carta della caciara e del provare a spalmare equamente lo scontento (che ha generato lui) anche sull’opposizione (che non c’entra niente). Vecchie tecniche da manuale dalla sezione “tramortisci e intorbida”, anche dette familiarmente della supercazzola.

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Seconda portata

Mercoledì 26 Aprile 2006

Grazie, facciamo da noi

Mercoledì 26 Aprile 2006

LULA ARGENTINO “Tradimento” calcistico per il presidente brasiliano Lula da Silva, qui ritratto con il presidente argentino Nestor Kirchner mentre indossa la maglietta del club Racing de Avellaneda, squadra argentina. Una mise che vista la storica rivalità in fatto di pallone tra i due paesi sudamericani potrebbe, con il Mondiale alle porte, non fare troppo piacere ai tifosi carioca

da corriere.it

El presidente Néstor Kirchner está reunido desde hace más de tres horas con sus pares de Brasil, Luiz Inácio Lula da Silva, y Venezuela, Hugo Chávez, en San Pablo.

[…]La represa hidroeléctrica de Garabí, sobre la que Brasil tiene puesta muchas de sus expectativas, y el futuro gasoducto sudamericano desde Venezuela hasta la Argentina son, seguramente, temas clave; el primero en la relación bilateral argentino-brasileña, y el segundo cuando a ambos presidentes del Cono Sur se les sume el bolivariano Chávez.

da clarin.com

A quoi ça sert l’amour

Lunedì 24 Aprile 2006

Quicktime 28Mb, di Cube Creative, via dekku, via Giavasan

Mi piego ma non mi spezzo

Lunedì 24 Aprile 2006

Dal set Roma di Fabio Sabatini su flickr

E adesso muori (Imp. Palpatine, ep. VI)

Venerdì 21 Aprile 2006

Io non ho parole e non lo dico come iperbole, ho proprio difficoltà a spiegare il mio smarrimento di fronte all’argomento e ad imbastire una discussione di tenore diverso da quella che ci viene proposta, per quanto lo senta necessario.

Voi che le parole ce l’avete, se ci siete, me lo spiegato il senso, lo scopo ultimo di tutto ciò? Cosa lucidamente ci si prefigge di ottenere? Mi riferisco alla notizia che cito in coda. Credo che neanche durante la guerra fredda si imponessero restrizioni di questo tipo al personale politico del blocco sovietico.
Tra le prospettive possibili che si potrebbero ottenere da questa condotta alcune che mi vengono in mente sono le seguenti.

Hamas riconosce obtorto collo i punti di principio che gli vengono sottoposti, ma nessuno all’interno della formazione li condivide o ci crede; idem tra la popolazione. Essendo una condizione obbligata di sopravvivenza si adeguano a dichiarare il falso, visto che gli interlocutori occidentali chiedono che le relazioni nei loro confronti siano impostate su questa bugia: ritorniamo dritti a quella situazione di doppiezza e di scollamento dalla realtà che la vittoria degli islamici toglieva di mezzo.

Hamas e/o l’Autorità palestinese collassano per mancanza di fondi e per l’incendiarsi dello scontro tra fazioni politiche, gruppi armati e dipendenti pubblici. Si apre così la strada alla dissoluzione della rappresentanza politica del popolo palestinese (il politicidio), che metterà allo sbando l’intera società, oltre a poter determinare una situazione di guerra civile. Anche qui: l’esito delle ultime elezioni conteneva un disperato tentativo di ricompattamento e unità di questa popolazione. Il risultato delle pressioni internazionali sembra mirare a un risultato opposto.

Il governo cade per impossibilità materiale di svolgere le proprie funzioni: ministri e deputati di Gaza a cui viene impedito di raggiungere le sedi istituzionali, isolamento totale verso l’esterno (boicottaggio a questo punto non è il termine esatto a rappresentare la situazione, di sigillamento bisognerebbe parlare), chiusura dei valichi commerciali con Israele (cioè con il mondo), congelamento dei fondi statali. Si ritorna quindi a votare rigettando un responso delle urne non gradito (agli altri). Scusate ma a questo punto qual’è il senso di consentire che si svolgano delle elezioni? Si annettano definitivamente, da parte di Israele o da parte delle potenze estere, questi territori, si decida che non devono essere autogovernati e la si finisca con la grottesca balla dei due popoli, due stati. Perché non si ha il coraggio di fare questo passo, assumendosi la responsabilità di riconoscere le cose come stanno, lo sappiamo tutti.

Il governo se la sfanga compensando l’isolamento e l’interruzione dei finanziamenti appoggiandosi progressivamente al circuito alternativo di partner composto da Iran, paesi della penisola arabica, Russia, Cina, Siria e in futuro forse altri. Senza escludere le altre possibilità, questo è l’esito più diretto e naturale delle scelte dei paesi occidentali ed è un processo già in corso. Tralasciando un momento la questione palestinese, il comparire così nitido in questa vicenda della faglia che si sta scavando tra paesi del G7 e altri cartelli ed equilibri che si stanno consolidando nel resto del mondo dovrebbe catturare tutta l’attenzione di politici, studiosi ed osservatori, perché non capita spesso di avere segnali così chiari di quello che si agita sotto la superficie. Eppure no, siamo tutti concentrati sul fatto che un attore minore, con ridottissimo margine di manovra, pronunci o non pronunci delle dichiarazioni che in ogni caso hanno ben poche chance di incidere qualcosa nella risoluzione del conflitto medio-orientale.

La Francia nega il visto a un ministro di Hamas

PARIGI - La Francia ha negato il visto d’ingresso a uno dei ministri del nuovo governo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri dell’Anp, secondo cui è stata rifiutata la richiesta di visto presentata da Samir Abu Eisheh, responsabile della Pianificazione.Eisheh intendeva partecipare a una conferenza internazionale sul dialogo tra Europa e mondo arabo, in programma a Parigi, ma non potrà presenziarvi in applicazione della sospensione dei contatti a livello politico decisa dall’Unione Europea nei confronti di Hamas per il suo mancato riconoscimento del diritto d’Israele a esistere.

La decisione francese è stata spiegata dal portavoce del Quai d’Orsay, Jean-Baptiste Mattei. “In accordo con i nostri partner europei - ha detto - non abbiamo dato un seguito positivo alla richiesta di visto. Questa decisione scaturisce dalla posizione europea, cioè la sospensione dei contatti politici con il governo palestinese, fino a quando non avrà accettato le condizioni poste dalla comunità internazionale, in particolare la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello stato d’Israele”.

L’Ue ha anche congelato i finanziamenti all’Autorità Palestinese, come già avevano fatto gli Stati Uniti, sebbene tale provvedimento non si estenda agli interventi di assistenza dei singoli Paesi membri; il governo francese al riguardo ha escluso di bloccare gli aiuti umanitari ai palestinesi.

repubblica.it 21 aprile 2006