Sviluppo sostenibile

“If Linux expects broader vendor support, the community needs to capitulate to proprietary software involvement,” said Raven Zachary, an analyst at The 451 Group.

Xgl sta guadagnando terreno e consensi, ma dopo la polemica sullo sviluppo a porte chiuse, lo sforzo di Novell per andare in pari o bruciare sul tempo le soluzioni dei sistemi operativi concorrenti per un desktop arricchito da effetti grafici accellerati e ghirigonzoli vari si trova di fronte a una nuova ragione di discussione. La strada di Xgl e di AIGLX potrebbe infatti incrociarsi con la sempre aperta e spinosa questione dei driver proprietari nel kernel linux: per poter sfruttare adeguatamente le migliorie visuali di questi moduli è necessario disporre di un chipset sufficientemente dotato, vale a dire allo stato attuale uno di quelli messi a disposizione dai due produttori che controllano il segmento alto del mercato, cioè ATI e nVidia. Due soggetti poco propensi a condividere le specifiche tecniche dei propri prodotti, onde mantenere il rispettivo margine competitivo.

Viene quindi da chiedersi se il desktop accellerato non possa diventare una pedina importante, là dove non sono riusciti ad esserlo i giochi per esempio, per la penetrazione nei sistemi liberi dei driver grafici proprietari, visto che in un prossimo futuro questa potrebbe diventare una feature standard, richiesta dagli utenti e inclusa nelle maggiori distribuzioni, sia quelle di più stretta osservanza, che quelle più rilassate, dato che il componente in sé è perfettamente aperto.

Il dubbio e il dilemma può essere rafforzato dalla consapevolezza che Ati e nVidia da un lato e i programmatori di Novell e RedHat dall’altro sarebbero interessati a uno scambio diretto e riservato di dettagli per far avanzare i progetti in questione. I due chipmaker potrebbero cioè trovare conveniente rivelare in forma privata informazioni sulle proprie tecnologie, in modo da far progredire un software che in prospettiva tirerebbe il volano alla diffusione dei loro prodotti anche sui sistemi liberi, rimandando invece indefinitamente una piena comunicazione delle specifiche.

E’ la pulce nell’orecchio che sembra mettere un approfondimento che Zdnet Australia dedica all’argomento.

Quindi il dilemma è: sono Xgl e AIXGL dei cavalli di Troia a disposizione del software libero per entrare a pieno titolo nel mercato dei computer desktop o sono al contrario dei cavalli di Troia dell’industria tradizionale per penetrare nel mondo del software libero? Quale atteggiamento dovrebbe assumere la comunità di fronte a questa situazione? Bisogna rinunciare all’eye candy come tentazione superflua e come deviazione non necessaria, quasi consumistica, se nasconde questo tipo di rischi?

Ho provato a pormi il problema. Credo che la pratica del software libero porti in maniera naturale a darsi priorità e bisogni diversi, barattando per esempio una concezione muscolare del computing in favore di una che privilegia il controllo, la libertà, la linearità, la versatilità. Fatto il bilancio complessivo dei vantaggi capita anche di accettare qualche magagna, qualche ruvidezza o qualche limitazione. Allo stesso tempo credo che il lavoro di Novell, RedHat, Firefox e altri per colmare il gap con gli avversari e offrire soluzioni senza complessi di inferiorità rispetto al resto del mercato sia apprezzabile. Specialmente in questa fase di passaggio e davanti a questa finestra di opportunità che si è aperta coi ritardi e le difficoltà di Microsoft nel presentare Vista.

Perciò, una risposta possibile sta nel ribadire le pressioni sui produttori di chipset grafici e sugli sviluppatori perché si arrivi a dei driver aperti e funzionalmente completi. E dall’altro lato si può favorire nelle proprie scelte di acquisto chi più viene incontro a queste richieste facendone anche un’opportunità commerciale.

On the flip side, Intel believes it can use open-source drivers to gain against Nvidia and ATI. The strategy parallels the chipmaker’s earlier move with wireless networking support, and it has won an ally in Red Hat. “Their partnering with the open-source community is a pretty strong advantage,” Stevens said.

Se Intel e altri produttori del segmento basso del mercato decidessero di espandersi verso l’alto (potenziando la propria offerta) e mantenendo un atteggiamento collaborativo con la comunità si aprirebbe una situazione vantaggiosa per il grosso degli utenti e per lo sviluppo dei sistemi liberi. Perché questo risponderebbe a due principi di equità: il primo che l’acquirente di una macchina entry-level ha diritto al giorno d’oggi di godere di una potenza di elaborazione grafica minima garantita (quasi un salario di ingresso), senza dover ricorrere a componenti dedicati e costosi; il secondo che l’utente deve poter disporre di un pieno controllo sull’hardware per cui ha pagato (attraverso la pubblicazione delle specifiche di funzionamento).

(la foto è di ldalittleboss ed è rilasciata con licenza CC by-nd)

1 Commento a “Sviluppo sostenibile”

  1. gnuvox.info scrive:

    Esche per boccaloni?…

    Quando si parla di business e software libero, ovvero di Free Software Business c’è sempre qualcuno che spara a zero sentenze tipo “le aziende non possono sopravvivere solo con software libero, bisogna rassegnarsi ad accettare componenti proprietari…

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