E adesso muori (Imp. Palpatine, ep. VI)

Io non ho parole e non lo dico come iperbole, ho proprio difficoltà a spiegare il mio smarrimento di fronte all’argomento e ad imbastire una discussione di tenore diverso da quella che ci viene proposta, per quanto lo senta necessario.

Voi che le parole ce l’avete, se ci siete, me lo spiegato il senso, lo scopo ultimo di tutto ciò? Cosa lucidamente ci si prefigge di ottenere? Mi riferisco alla notizia che cito in coda. Credo che neanche durante la guerra fredda si imponessero restrizioni di questo tipo al personale politico del blocco sovietico.
Tra le prospettive possibili che si potrebbero ottenere da questa condotta alcune che mi vengono in mente sono le seguenti.

Hamas riconosce obtorto collo i punti di principio che gli vengono sottoposti, ma nessuno all’interno della formazione li condivide o ci crede; idem tra la popolazione. Essendo una condizione obbligata di sopravvivenza si adeguano a dichiarare il falso, visto che gli interlocutori occidentali chiedono che le relazioni nei loro confronti siano impostate su questa bugia: ritorniamo dritti a quella situazione di doppiezza e di scollamento dalla realtà che la vittoria degli islamici toglieva di mezzo.

Hamas e/o l’Autorità palestinese collassano per mancanza di fondi e per l’incendiarsi dello scontro tra fazioni politiche, gruppi armati e dipendenti pubblici. Si apre così la strada alla dissoluzione della rappresentanza politica del popolo palestinese (il politicidio), che metterà allo sbando l’intera società, oltre a poter determinare una situazione di guerra civile. Anche qui: l’esito delle ultime elezioni conteneva un disperato tentativo di ricompattamento e unità di questa popolazione. Il risultato delle pressioni internazionali sembra mirare a un risultato opposto.

Il governo cade per impossibilità materiale di svolgere le proprie funzioni: ministri e deputati di Gaza a cui viene impedito di raggiungere le sedi istituzionali, isolamento totale verso l’esterno (boicottaggio a questo punto non è il termine esatto a rappresentare la situazione, di sigillamento bisognerebbe parlare), chiusura dei valichi commerciali con Israele (cioè con il mondo), congelamento dei fondi statali. Si ritorna quindi a votare rigettando un responso delle urne non gradito (agli altri). Scusate ma a questo punto qual’è il senso di consentire che si svolgano delle elezioni? Si annettano definitivamente, da parte di Israele o da parte delle potenze estere, questi territori, si decida che non devono essere autogovernati e la si finisca con la grottesca balla dei due popoli, due stati. Perché non si ha il coraggio di fare questo passo, assumendosi la responsabilità di riconoscere le cose come stanno, lo sappiamo tutti.

Il governo se la sfanga compensando l’isolamento e l’interruzione dei finanziamenti appoggiandosi progressivamente al circuito alternativo di partner composto da Iran, paesi della penisola arabica, Russia, Cina, Siria e in futuro forse altri. Senza escludere le altre possibilità, questo è l’esito più diretto e naturale delle scelte dei paesi occidentali ed è un processo già in corso. Tralasciando un momento la questione palestinese, il comparire così nitido in questa vicenda della faglia che si sta scavando tra paesi del G7 e altri cartelli ed equilibri che si stanno consolidando nel resto del mondo dovrebbe catturare tutta l’attenzione di politici, studiosi ed osservatori, perché non capita spesso di avere segnali così chiari di quello che si agita sotto la superficie. Eppure no, siamo tutti concentrati sul fatto che un attore minore, con ridottissimo margine di manovra, pronunci o non pronunci delle dichiarazioni che in ogni caso hanno ben poche chance di incidere qualcosa nella risoluzione del conflitto medio-orientale.

La Francia nega il visto a un ministro di Hamas

PARIGI - La Francia ha negato il visto d’ingresso a uno dei ministri del nuovo governo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri dell’Anp, secondo cui è stata rifiutata la richiesta di visto presentata da Samir Abu Eisheh, responsabile della Pianificazione.Eisheh intendeva partecipare a una conferenza internazionale sul dialogo tra Europa e mondo arabo, in programma a Parigi, ma non potrà presenziarvi in applicazione della sospensione dei contatti a livello politico decisa dall’Unione Europea nei confronti di Hamas per il suo mancato riconoscimento del diritto d’Israele a esistere.

La decisione francese è stata spiegata dal portavoce del Quai d’Orsay, Jean-Baptiste Mattei. “In accordo con i nostri partner europei - ha detto - non abbiamo dato un seguito positivo alla richiesta di visto. Questa decisione scaturisce dalla posizione europea, cioè la sospensione dei contatti politici con il governo palestinese, fino a quando non avrà accettato le condizioni poste dalla comunità internazionale, in particolare la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello stato d’Israele”.

L’Ue ha anche congelato i finanziamenti all’Autorità Palestinese, come già avevano fatto gli Stati Uniti, sebbene tale provvedimento non si estenda agli interventi di assistenza dei singoli Paesi membri; il governo francese al riguardo ha escluso di bloccare gli aiuti umanitari ai palestinesi.

repubblica.it 21 aprile 2006

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