Copio e incollo da un mio commento su Onemoreblog il mio punto di vista sulla questione della Presidenza con annessi e connessi:
Il risultato del voto non va preso sottogamba e consiglia prudenza. Il centrosinistra ha vinto per un battito di palpebre e chi ha svolto delle simulazioni dice che con il Mattarellum sarebbe passati loro.
Però, c’è anche da dire che questo fatto viene interpretato con una drammatizzazione e in un senso che è discutibile (e da parte di alcuni naturalmente interessato). Qualcuno potrebbe per esempio far notare che più serrato è un confronto e più ne esce rafforzato il valore di chi riesce a mettere a segna l’ultimo colpo: se l’avversario ti fa vedere i sorci verdi e smentendo le previsioni si dimostra degno combattente, ma comunque alla fine riesci a prevalere questa dovrebbe essere una conferma della validità delle tue ragioni.
Ricordiamoci che a differenza del voto tedesco la rimonta non è andata a scapito dello schieramento opposto: il centrosinistra è cresciuto comunque facendo un pienone mai visto nella sua breve storia. Voglio dire, le interpretazioni sono tante quanto le teste, ma che si dia precedenza esclusivamente a quella ridimensionatrice del risultato è abbastanza contestabile. Insomma volendo ragionare sui numeri si potrebbero fare analisi approfondite che darebbero indicazioni non così scontate. In un paese in cui l’elettorato è sempre stato abbastanza statico e i conservatori tendenzialmente la maggioranza.
Andando al di là dei numeri uno non si può poi scordare che nel 1996 si vinse per merito della lega (un 10% netto non conteggiato nel risultato del polo) o che comunque il csx si prese grazie al maggioritario più seggi pur avendo leggermente meno voti.
Insomma quand’è che l’Italia in questi ultimi dieci anni (giusto per limitare il ragionamento) non è stata divisa? Tutti si aspettavano un astensionismo nel campo polista che non c’è stato, facendoci sudare freddo e complicando in qualche modo le cose. Ma il dato di una frattura ci sarebbe stato lo stesso, anche se meno esplicitato nel voto, come c’era nel 2001, nel 1996 e nel 1994. Il meccanismo elettorale in fondo serve a questo: a dare a una delle componenti della rappresentanza politica il privilegio di governare perché in base alla legittimazione del voto si è presentata la proposta più convincente, ma non certo l’unica.
Guarda si parlava di divisione già prima delle elezioni, se vai a cercare negli archivi c’è un post proprio qui su OMB. E già allora avevo espresso le mie perplessità su questa chiave di lettura. Quello che vale la pena indagare è di che tipo di divisione si tratta nella sostanza, per cercare di avere qualche indicazione utile. La divisione che si è acuita col governo della destra ha caratteristiche ben precise e richiama risposte adatte.
In particolare a parte l’elevato livello di conflittualità disseminato proprio nel corpo della società , quello che ci hanno regalato Berlsconi e soci è un’Italia immobilizzata da questi attriti. Incancrenita nello scontro endemico e pretestuoso, oltre che profondamente ideologico (basta vedere i sostenitori del cdx che ci vengono a fare visita qui). Gli uomini del fare si sono svelati come gli uomini del dire e il discorso era pure scadente.
Di fronte a questo quadro qual’è il miglior tipo di risposta? Secondo me non un impaludamento negli equilibri tra le coalizioni, non un governo tecnico, non una mediazione ad oltranza. Io penso che quello che emerge e quello di cui c’è bisogno per cavarsi fuori da questa situazione sono scelte coraggiose e determinate.
Anche per quanto riguarda la massima carica. Un Ciampi prudente era la migliore personalità per accompagnare un Polo che pur uscendo con un margine di vittoria comodo è andato poi a dividere e forzare e paradossalmente litigare anche se i numeri - nelle camere - gli permettevano di attuare tutti i loro propositi.
Ora la scelta secondo me dovrebbe segnare un cambiamento. Questo si può realizzare attraverso numerose opzioni: un candidato più giovane dell’usuale, una donna, una personalità estranea alla cerchia dei partiti. Tra queste va tenuta in considerazione, perché no, anche un’espressione invece di schieramento. In fondo abbiamo avuto nelle ultime occasioni delle presidenze di tutela che avevano il senso di accompagnare il sistema democratico in una fase delicata di trasformazione. Tra le tante cose pessime che abbiamo dovuto ingoiare, perlomeno però abbiamo avuto un sistema di alternanza realizzato. Il Polo è riuscito a tenere il primo governo a termine naturale della Repubblica, l’elettorato ha potuto giudicarne l’operato senza la scusante dell’ingovernabilità e ha deciso di mandarli a casa. Se questo indica che siamo giunti a una qualche maturità del sistema uscito dal crollo della prima repubblica, allora si può dare la dimostrazione che di quella tutela non c’è più bisogno e la politica ha la maturità di gestire una funzione di garanzia da sé, senza bisogno di attingere a figure più esterne.
E’ una possibilità almeno da considerare. Dopodiché le controindicazioni le vedo anch’io. Ma per una volta non stanno nelle incapacità di D’Alema, che anzi questo ruolo sarebbe in grado di svolgerlo con imparzialità , secondo me.