¿Fue lo que ocurrió en la playa del norte de Gaza un hecho excepcional?
Torniamo un momento sul concetto di nonsense, cioè quell’inconcludenza logica che è il tratto prevalente di molte delle discussioni sulle questioni della politica internazionale. Discussioni a cui ciononostante ci dedichiamo con la massima serietà . L’episodio precedente di Sofri / Ostellino ci restituisce un quadro in cui nei dibattiti nemmeno gli elementi di base rimangono persistenti nel tempo: tutto può essere ricombinato e spostato a piacere. E non credo che l’Italia sia un’eccezione assoluta, siamo solo conciati un po’ peggio.
Vediamo però un altro caso che fotografa bene quello che intendevo. Nel giorno stesso in cui l’esercito israeliano si assolveva dalle responsabilità per lo spargimento di sangue sulla spiaggia di Gaza, un episodio che nella guerra dei media che in quella zona corre parallela alle armi diventa significativo in sé isolatamente dal corso degli eventi in cui si trova immerso, un’altra operazione militare autorizzata dal ministro della difesa (lo stesso Peretz che aveva espresso rammarico per la strage di innocenti e temporaneamente sospeso ogni intervento nei territori) ha lasciato a terra come costo tollerabile e giustificabile 9 passanti (più una trentina di feriti) che circondavano i due miliziani presi di mira.
Lo stesso giorno. Alla luce del sole. Nel momento stesso in cui da una parte in conferenza stampa dichiarano la loro estraneità a un avvenimento che condannano e considerano infamante, in un altro punto di quella piccola e contesa estensione territoriale un aereo sgancia un ordigno esplosivo su un furgone, incurante della folla di curiosi che vi si è radunata intorno dopo la parziale deflagrazione del primo colpo. Un’azione autorizzata ed eseguita con modalità che fanno parte di un protocollo consolidato e che gode dell’approvazione dai vertici militari e politici. In un caso il coinvolgimento accidentale della popolazione civile è esecrabile, mentre nell’altro il possibile e preventivato coinvolgimento di civili diventa un prezzo accettabile.
Ha senso dunque attribuire alla ricostruzione di un episodio, il quale con ogni probabilità non arriverà mai a conclusione certa, il peso determinante nel denunciare la piega che stanno prendendo gli avvenimenti in medio-oriente? Certo che sì, perché nonostante siano note pochissime informazioni sulla dinamica dei fatti, la versione israeliana risulta debole e poco convincente. Ma il contesto in cui si trova inquadrata questa discussione, ecco, quello non ha granché senso. Perché basterebbe prendersi la briga di esaminare il flusso dei bollettini dai territori, e non solo di quelli che si guadagnano la ribalta, per rendersi conto che il coinvolgimento dei civili nelle operazioni di attacco o ritorsione o punizione viene calcolato, accettato e per quanto riguarda la continua violenza a bassa intensità (arresti, pestaggi, limitazioni al movimento, rastrellamenti) previsto e progettato.
Las limitaciones inevitables de las pesquisas, excepto el hecho de que el Ejército se haya investigado a sà mismo, hacen que el tema quede cerrado en falso. La investigación sirve sencillamente para que a partir de ahora el suceso lleve encima un asterisco, que permitirá a los israelÃes negar la autorÃa de la matanza. […] (guerraeterna en medioriente)
3 settimane fa un altro attacco mirato contro un comandante delle brigate al Quds aveva provocato la distruzione di un’automobile adiacente e della famiglia che vi prendeva posto. Commenta così Gideon Levy la notizia su Haaretz:
The tangle of tubes and the artificial respirator attached directly to her windpipe cannot hide her beauty. A little 3-year-old girl lying in the pediatric intensive care unit at Sheba Medical Center, Maria Aman’s sad, brown almond eyes are wide open, her lips murmur in a whisper: “Food, I want to eat,” but all her limbs are paralyzed, forever. Not far from there, in an intensive care unit at Ichilov Hospital, lies her uncle Nahed, age 33 and father of two, who is in even worse condition: He is not only on a respirator and completely paralyzed, he is being kept asleep.
No, these are not the victims of this weekend’s operation, but their predecessors - victims of an airborne assassination in Gaza three weeks ago yesterday, an operation that shocked almost nobody here in Israel. The events of this past weekend should not come as a surprise to anyone: The deterioration has been going on for weeks, and the question that should be asked is not what Israel is doing to counter the Qassams, but what it is not doing. An army that fires missiles at busy streets and tank shells at a beach cannot claim there was no intent to harm innocent civilians.
[…]
The road at which the rocket was launched, Industry Street in Gaza, is a crowded road. Nobody apologized, and worse, nobody considered offering aid to this unhappy, innocent family.
After two weeks of hospitalization, last week plans were made to send Maria and Nahed home. There is no rehabilitation facility in Gaza, and their fates were sealed. They would die there in inhumane conditions. Now that the draconian compensation law has been promulgated, the family doesn’t have any chance of suing the state. Last week the father Hamdi, a young and delicate man who commands respect, lost his temper when he heard that Maria was being sent back to Gaza. His voice was strangled by his cries.
Only the vigorous and dedicated intervention of Physicians for Human Rights prevented, at the last minute, the return of the two to Gaza.
[…]