Autoreferenzialità

Mi cito riprendendo un commento lasciato su onemoreblog a questo post, dove si parlava di Bertinotti e pacifismo. La si prenda come appunto a margine della discussione sull’eliminazione di Al Zarqawi, o sul clamore per la famigliola sterminata a Gaza o sull’ultimissima notizia a un nuovo attacco missilistico israeliano, che prendendo di mira dei miliziani ha distrutto la loro automobile e tutto quello che si trovava intorno nel raggio di qualche metro, cioè altre sette persone.

Bisognerebbe avere la decenza di rilanciare una campagna di opinione pubblica, anche genericamente pacifista, di quelle che non propongono soluzioni, confondono scenari del tutto diversi prendendo posizioni aprioristiche e un po’ ingenue, che gli avversari hanno avuto buon gioco a bollare come politica dei buoni sentimenti. Eppure rispetto al nulla annichilente e agli arretramenti, sconfitta su sconfitta che abbiamo accumulato, già questo sarebbe un fatto enorme e minimo allo stesso tempo. Invece siamo persi in un chiacchiericcio senza colore su chi ha detto cosa e come e a chi.

La polemica intorno al 2 giugno è stata una delle più vuote tra quelle recenti. Come ha ben ricordato Ingrao un conto sono le proprie convinzioni un conto il comportamento a cui si è tenuti nella veste di un incarico istituzionale (non ricordo le parola esatte). Ma a parte questo, l’ho trovata appunto molto vuota. M’interessa assai che un movimento pacifista sfilacciato e disperso risponda a una parata di tromboni con una controparata in cui ci si conta per vedere chi c’è o non c’è.

Nel frattempo la battaglia (daje all’ossimoro) per un ripensamento dell’attuale logica che regola i rapporti internazionali segna sconfitte e arretramenti incessanti. Metà del mondo non industrializzato ha capito che non è il caso di fare affidamento sulla buona volontà dei paesi al vertice (inclusi i loro movimenti egualitari e neoglobal o come si fanno chiamare ora) e l’altra metà non avendo alternative subisce o accarezza l’idea del conflitto armato.

Si pensi a come rilanciare la mobilitazione e la discussione su questi temi. Possibile che il cosiddetto movimento dei movimenti che tra tante ingenuità presentava intuizioni di peso - in occidente - si sia arenato in questa maniera indecorosa?

Sai che ci frega, e che gliene frega fuori dei confini nazionali, di 2 giugno, spillette, polemiche sui funerali dei militari e tutte queste esibizioni che hanno un significato tutto interno e superficiale.

Anche del Generale, ma chi se ne importa? Il corriere se notate sta facendo una campagna di pressione sulla componente radicale della maggioranza, per scovare elementi di dissidio, punti deboli scoperti alla facile polemica. Lasciamoli perdere loro e i generali. Rilanciamo il movimento contro la guerra che è una questione più che mai attuale, su cui siamo completamente assenti e lasciamo spazio a gente che pur sconfessata dai clamorosi e dolorosi insuccessi continua a egemonizzare il dibattito sulle nostre relazioni internazionali: cioè neoconi e protoconi e liberatori di civiltà impantofolati.

2 Commenti a “Autoreferenzialità”

  1. baluba scrive:

    E mi si scusi se sono terra-terra, ma quando a terra ci si trova da lì si riparte. E se le discussioni intorno a questi temi saltellano dal puro nonsense, agli slogan rituali ripetuti meccanicamente, tanto vale ribadire le basi come un “no alla guerra”. Non si sarebbe tanto più ridicoli del dibattere di spillette e veglie funebri come se fossero fatti dirimenti. O di ritiro dall’Iraq e dall’Afghanistan, sì, no, forse, uno sì e l’altro no, condizionato, come se anche se avvenissero entrambi domani, la questione fosse di colpo esaurita.

  2. John Castellaneta scrive:

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