Fiabe moleste
After the Israeli killing sprees in Lebanon, I am not in the mood to hear one word about the investigation of Hariri’s assassination. Not a word. Maybe if you investigate Israeli massacres in Siddiqin, Tayr Harfa, Srifa, Nabatiyyah, Qana, Marwahin, and others, I may reconsider. (via angryarab)
Le indagini condotte dall’ONU sull’assassinio dell’ex-primo ministro Libanese Rafik Hariri sono state nell’ultimo anno e mezzo l’elemento di attenzione principale della comunità internazionale rispetto alla transizione libanese. O meglio dell’Europa, che nel mondo disegnato sulla visione statunitense, pensa che il suo ruolo alternativo sia quello di applicare con un approccio più morbido le parole d’ordine del forzuto alleato: quello agisce con i muscoli, noi per la via legalitaria e persuasiva. Non dico di dialogo perché questo presupporrebbe di avere una propria interpretazione delle cose e di avere la consapevolezza che ne esistono altre con cui confrontarsi.
L’Europa di questi tempi non si da delle risposte (tantomeno si pone le domande), ma applica con piglio ingegneristico degli schematismi. Per esempio pensare che il verdetto di un tribunale possa essere il sostituto di un processo politico, quello della costruzione di un nuovo Libano in cui fossero sciolti gradualmente i nodi necessari a garantire una stabilità di lungo termine (si parla ovviamente delle prospettive anteguerra). O che l’inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche - una specie di atto dovuto, protocollare - avrebbe in qualche modo giovato alla distensione nell’area. Possiamo fare oggi un bilancio in retrospettiva di quanto siano stati utili questo tipo di premure e questi interventi soft per un progredire positivo della situazione.
Poi uno si chiede perché mi adiro con un Prodi che al G8 si prodiga in uno scambio di sorrisi e cortesie con W. Bush ed esprime piena soddisfazione per aver dimostrato che l’Italia non è distante dall’alleato americano. Non è un problema di discontinuità simboliche come le chiedono i frondisti della maggioranza, è un problema di sostanza: se l’agenda statunitense è quella che sta all’origine della devastazione e del crollo a catena che sta investendo un paese dopo l’altro, non basta ritagliarsi una nicchia di ragionevolezza all’interno di questo quadro. Non serve a niente. Devi essere capace di operare una cesura. Di andare in una direzione divergente da questi ubriachi. Che senso ha parlato di “pace” come ha dichiarato il nostro primo ministro in questi giorni? Quale che sia l’approdo di questo disastro la pace non ha più dimora da quelle parti, il danno enorme è già stato fatto. E’ già tanto se si riesce ad accennare a una tregua, che comunque resta una chimera (guarda caso il linguaggio proposto da Hamas per la Palestina, conoscendo per esperienza diretta come funzionano realmente le cose). Parlare di pace o parlare di questa guerra come un’opportunitò di dare una risistemazione duratura degli equilibri mediorientali è avere perso il senso delle parole e la misura della realtà , è il vivere in una dimensione fiabesca parallela.
Il ministro degli esteri italiano che è dotato almeno di un lucido cinismo e francamente sembra meno rintronato del suo superiore, ieri faceva notare che se Israele è intenzionato a proseguire la guerra gli altri paesi non possono fare praticamente nulla per impedirglielo (salvo attaccarla armi in mano, si intende) e qualsiasi iniziativa di mediazione è svuotata di senso. Altro che pace. Altro che i pietosi giri di telefonate che si vogliono far passare per attività diplomatica, anzi alta attività diplomatica, per un’Italia che ha ritrovato il suo ruolo tra i grandi. Prodi che chiama Siniora e gli ripete le condizioni israeliane (peraltro di paravento, fanno quello che gli pare): una grottesca ironia.
Per chiudere un’altra perla da angryarab:
The leader of the Lebanese sectarian movement that called for the withdrawal of Syrian troops from Lebanon in the name of sovereignty and independence says: “We need a force that can cover all of Lebanon, like in Kosovo.” Enjoy the batata revolution of Lebanon.
19 Gennaio 2007 alle 9:22 am
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