Rassegna stampa
(la vignetta è di Latuff un disegnatore brasiliano di origini libanesi)Â
Prima settimana di tregua. Secondo fonti militari israeliane le milizie Hezbollah si stanno attenendo al cessate il fuoco e non sembrano disposti a rispondere alle provocazioni. Dal canto loro gli uomini dell’IDF nello stesso periodo di tempo hanno già avuto modo di uccidere 12 combattenti, sia nell’operazione sotto copertura miseramente fallita (quella che sarebbe stata legittima se non si fosse saputo), sia in scontri di confine o meglio operazioni di pattugliamento dentro il confine, quello libanese, o ancora più precisamente non scontri, ma semplici avvistamenti. Ti vedo, e sei morto. Sembra infatti che un team di giuristi si sia dedicato ad un esame approfondito del testo della risoluzione 1701, concludendone che autorizzerebbe i soldati israeliani ad aprire il fuoco se si sentono minacciati.
Nel frattempo l’UNIFIL prosegue nella sua opera di monitoraggio. Tutto tranquillo, le operazioni di ritiro degli israeliani e di dislocazione dell’esercito libanese proseguono senza intoppi e in linea di massima non si segnalano episodi di ostilità . Del blitz di cui parlavamo dicono: “The cessation of hostilities was generally maintained in the past 24 hours. There were however reports of clashes in western Baalbeck area. Since in that area there is no presence of UNIFIL forces, UNIFIL cannot provide its own account of the incident.”. Mentre nel briefing del 18/08 riportano che “On two instances yesterday morning, Israeli aircraft violated Lebanese airspace in the central sector. Also, violation of the Blue Line on the ground in Shebaa area has resumed. Yesterday, two Lebanese shepherds and approx. 100 sheep crossed the Blue Line towards Israel. Such incidents can endanger very fragile and tense situation.“ Un caccia israeliano e due pastori con un gregge di 100 pecore hanno violato i confini tra i due paesi e questi incidenti mettono a rischio i fragili equilibri raggiunti… Viene da chiedersi se fossero pecore iraniane.
Passando ad altro, oggi intanto 22 agosto, potrebbe essere il giorno dell’apocalisse in terra. Pensateci mentre vi fumate ignari una sigaretta o sorseggiate incoscientemente una granita. Ce ne informa uno dei più grandi islamologi viventi, Bernard Lewis, ormai in evidente crisi senile (la fallaci non è un’esclusiva nostra dopotutto) che in un commento ripreso ieri da Repubblica ad un paio di settimane dalla sua pubblicazione sul wsj, dichiara che “Il 22 agosto corrisponderebbe, infatti, al ventisettesimo giorno del mese Rajab dell’anno 1.427, che tradizionalmente è la notte in cui i musulmani ricordano il volo notturno del profeta Maometto sul cavallo alato Buraq prima alla moschea più lontana, generalmente identificata come quella che si trova a Gerusalemme, poi verso il paradiso e di nuovo sulla Terra” e dato che questa è la data annunciata dalle autorità iraniane per rendere nota la loro risposta definitiva sul nodo nucleare, non bisogna escludere, secondo l’autorevole opinione dell’accademico, che “Questa potrebbe essere una data appropriata per l’apocalittica fine di Israele o, se necessario, del mondo”. Questa è la chicca più notevole, ma vale la pena leggerlo tutto l’articolo: è un pazzo furibondo che delira, che vive in un suo mondo di proiezioni distorte ed è una delle voci riconosciute e legittimate del nostro dibattito pubblico; è grave che si prenda come spunto per le nostre riflessioni gente che sragiona.
Per concludere, la cosa più importante, di cui non mi sembra si stia parlando molto: in questi giorni di furenti confronti in Israele sull’esito della guerra, sono arrivati da parte governativa segnali di voler riaprire il capitolo delle trattative con la Siria: “Yesterday, Haaretz reported that Foreign Minister Tzipi Livni had appointed a ‘project manager’ — someone to coordinate the Syrian portfolio with an eye to negotiations with Damascus. Today, Public Security Minister Avi Dichter told Army Radio that giving up the Golan for peace with Syria is a legitimate price for Israel to pay. Last week, Defense Minister Amir Peretz said that the result of the war should be able to pave the way to peace talks with Syria.”. Il che getta qualche luce in più sulla miscela di ragioni con cui si sono precipitate alla guerra e sullo spirito col quale ne escono.
