Pssst, don’t tell Georgy (*)
(copyright Holger Spamann 2002)
Tutte le esperienze passate ci dicono che [le sanzioni] non funzionano, non scalfiscono il regime, e anzi le sanzioni contro l’Iraq hanno rafforzato a suo tempo Saddam Hussein. Usa e Europa sono consapevoli del fatto che non si deve penalizzare il popolo iraniano, che è un grande popolo. Il problema è che tutti, in Iran, sostengono il diritto di perseguire attività nucleari, da quelli che sono per lo Scià ai democratici, dai liberali ai conservatori, e così il tema del nucleare è l’unico in grado di ricompattare i conservatori.
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Tutto questo per dire che in Iran esistono oggi molti conflitti, e quello principale non è tra l’Iran e l’Occidente, ma tra l’Iran e se stesso. Gli ultraconservatori sperano nell’isolamento dell’Iran, perché questo permetterebbe loro di avere il controllo del paese per altri 5-10 anni.
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Mille raid non sono un attacco, sono una guerra. Ci sono vie per trattare? Rimpiazzando Mossadeq (il primo ministro iraniano rimosso nel 1953 dalla Cia e dalla Gran Bretagna, ndr) l’Occidente ha scoperto Khomeini. Non sostenendo e incentivando i riformisti di Khatami, ora ci ritroviamo Ahmadinejad.
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Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno credibilità in Iran. La questione del nucleare di Teheran è nelle mani dell’Europa, che deve lavorare a stretto contatto con Cina e Russia, senza dimenticare che il nucleare è l’unico tema in grado di mettere d’accordo tutti in Iran
(Terence Ward intervistato su Caffe’ Europa nel marzo di quest’anno)
When hostilities eventually ceased, negotiations between the US and Iran would necessarily ensue. Why not pursue them now and bypass the intervening catastrophe?
(Richard Heinberg Energy Bullettin, agosto 2006)
* il titolo è il commento ironico di Holger, sempre lui, a questo scatto che immortala una centrale - termoelettrica in realtà - incrociata dalla parti di Qazvin.
