Archivio di Ottobre 2006

Italy on the news (o dell’arte di farsi riconoscere)

Domenica 29 Ottobre 2006

BBCNews: Transgender MP in toilet fracas

Scegliete voi a chi assegnare il minchioncino d’oro tra i tre: Luxuria, Gardini o la Beeb (spero di non aver fatto discriminazioni contro qualcuno in questa frase). Fracas sta per petulante diatriba (bella espressione, l’avranno presa da noi)?

Abbinamenti randomici

Domenica 29 Ottobre 2006

In questo momento su Repubblica online il loro faceto sistema di composizione, lo stesso che infila pernacchie al posto delle notizie, ha prodotto il seguente accostamento:

Lunga vita ai nostri luminosissimi lider

Ancora RaiNews24, su Gaza

Mercoledì 11 Ottobre 2006

Le armi non convenzionali, le armi nuove non possono comunque essere proibite, appunto, perché nuove (Maurizio Torrealta)

Dottore Gaza
Paziente Gaza
Infermiere Gaza
Dottore Gaza

Domenica è uscito un articolo di Paolo Prodi sull’Unità, in cui si cerca di proporre un ripensamento del rapporto tra Europa e Israele. Secondo l’autore questa relazione è viziata dai sensi di colpa, prima per la Shoah e poi per la situazione palestinese, che la cristallizzano e la relegano in uno spazio suo, inconcluso. Invece di considerarlo come un’anomalia isolata che al più non ci riguarda, Israele andrebbe visto come la summa e l’espressione massima di contraddizioni che ci appartengono, come luogo di frontiera dove emergono in controluce le scosse che si agitano nelle profondità delle nostre società. Poi va oltre e dice che lo stato mediorientale per la sua storia, per la sua collocazione, per le sue particolarità, per le condizioni interne ed esterne che si trova a fronteggiare è una specie di laboratorio avanzato in cui si sperimentano soluzioni al dilemma dato dalla crisi del modello di stato tradizionale, che oggi sembra cosa lontana ma finirà per coinvolgerci tutti.

Che la questione israelo-palestinese sia cosa nostra che ci riguarda direttamente e che gli israeliani siano protagonisti e responsabili materiali di situazioni che dipendono da processi storici di lungo periodo di cui facciamo parte anche noi, lo dico sempre anch’io. Dire d’emblée che gli israeliani sono europei è un azzardo e un’affermazione imprecisa e non vera, però anche un’approssimazione utile in qualche caso a rimettere in moto qualche neurone. Però questa cosa del laboratorio poi. Certo ogni situazione di limite, pure quelli di folle esasperazione e di degradazione sono a loro modo dei laboratori, di cui le guerre sono l’esempio classico. Anche l’Algeria dei pieds noirs era una terra di confine e sicuramente veniva percepita d’avanguardia: e poi effettivamente ha continuato ad esserlo, inaugurando l’ondata dei movimenti di liberazione e più avanti, con un buon anticipo di un quindicennio, l’emergere del fondamentalismo. Il Sudafrica pure è stato un esempio di sopravvivenza di una minoranza bianca europea in una serra sociale ricavata all’interno di un’oceano di risiedenti da secoli in quelle terre. E anche loro con la fine dell’apartheid hanno dato con il tribunale di riconciliazione nazionale una lezione unica di composizione pacifica di un conflitto civile. E anche ad Hiroshima suppongo che abbiano sperimentato condizioni eccezionali e rarissime a seguito della bomba, che fortunosamente non si sono mai più ripetute. Della storia non si deve rifiutare nulla, la storia è. Ma a quale prezzo?

Comunque rimuginavo sul laboratorio quando càpito via Unità, ancora, sull’ultima inchiesta di quelli di RaiNews24, che mi ha subito chiarito il senso di che genere di sperimentazioni vengono svolte nel centro di ricerca Palestina. Ricordate le testimonianze circolate questa estate sull’uso di nuove armi a Gaza, capaci di produrre ferite combuste mai viste prima dai medici dell’area? Ci fù una protesta ufficiale del governo palestinese, seguita dalla richiesta di investigazioni internazionali a cui, escludendo una generica presa di posizione dell’OMS e l’interessamento della sezione israeliana di Medici per i diritti umani, non è seguito nulla: nessuno si è fatto vivo per raccogliere l’appello dei medici palestinesi. Prima che i buon Flaviano Masella e Maurizio Torrealta si mettessero nuovamente all’opera indagando sull’argomento.

play (WMV 21,5Mb 16:07min)

Dunque, l’aspetto innovativo di questo incubatore tecnologico e sociale che lavora per noi, sembrerebbe essere ben rappresentato da delle bombe di nuova generazione, capaci di dispiegare il potenziale distruttivo in modo molto intenso e in un’area circoscritta. Il grande sogno della guerra chirurgica si potrebbe dire. Già, ma le novità non finiscono qui: l’utilizzo congiunto di microframmenti di carbonio e tungsteno ad alta conducibilità fà sì che l’ordigno bruci e spappoli e cauterizzi allo stesso tempo gli arti che trova sulla sua strada, tipicamente dalla cintola in giù. Le schegge rilasciate sono così piccole e letali che distruggono sistematicamente tutto, rendendo difficoltosa l’estrazione e con l’aggravante di non essere sempre rilevabili da radiografia. La potente fiammata prodotta deteriora le carni cosicché da pregiudicare le possibilità di recupero, anche laddove sono assenti delle lacerazioni.

Lettera aperta al ministro Gentiloni

Venerdì 6 Ottobre 2006

Gentile signor Ministro,

vorrei chiederle dei chiarimenti su un disposto minore contenuto nella finanziaria 2007 (pdf), che sebbene certamente marginale rispetto al complesso del provvedimento e al dibattito che ne sta seguendo, riveste un particolare interesse per chi si occupa dei temi dell’informazione e sta facendo in queste ore il giro della rete.
Mi riferisco all’articolo 32 in materia di Riproduzione di articoli di riviste o giornali.
L’articolo va a integrare il 65 della precedente legge n. 633 del 22 aprile 1941, esplicitando da quanto mi pare di capire l’obbligo della corresponsione di un compenso a fronte della copia digitale o meno, completa o parziale, di articoli da riviste e giornali.
Dico esplicita perché, sempre secondo la mia comprensione dei fatti, lo scambio di articoli tra soggetti editoriali era già regolato da appositi accordi commerciali.
Quale motivo ha spinto il governo a fissarne per legge l’obbligatorietà? Ragioni fiscali? Ma comunque la conseguenza che se ne si ottiene è di restringimento degli spazi di libertà nel diritto di citazione previsti dal regime precedente.
(more…)

Esercizio pubblico

Mercoledì 4 Ottobre 2006

A Zurigo paiono non aver bisogno delle lezioni di Tai Chi mattutino di Ludo: gli basta scendere a una fermata del tram:

daily exercises

(foto di Georg Greve)

Telebasura

Mercoledì 4 Ottobre 2006

Io ho visto cose,
Bruno Vespa che contratta in diretta televisiva i trattati bilaterali tra Bielorussia e Italia, detta la linea all’ambasciatore di quel paese, elargendo consigli e dispensando prediche (”lei si deve impegnare con noi, lo faccia da padre, prima che da diplomatico”), interpella sottosegretari dello stato e poi li mette a tacere, di modo che non si capisce assolutamente nulla, tra gli strepiti di una famiglia di assatanati sragionanti.
La cosa chiara che è emersa nonostante tutto è che le responsabilità sulla mancata presa in carico dei problemi della bimba sono in primo luogo della coppia affidataria e della associazione che li seguiva, che da due anni (due anni!) erano a conoscenza delle violenze patite e non si sono mossi allora ad avvisare le autorità. Avendo violato la legge prima, la loro etica personale non ha potuto che spingerli a cercare una ancora una volta una soluzione in proprio, extragiudiziale, raffazzonata e fallimentare.
Fellini, Germi e Monicelli (che è ancora in tempo, se vuole) su questa Italia mammona e terrificante ci avrebbero fatto film feroci e impietosi.

Buon Anti-DRM day

Martedì 3 Ottobre 2006

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