Ancora RaiNews24, su Gaza
Le armi non convenzionali, le armi nuove non possono comunque essere proibite, appunto, perché nuove (Maurizio Torrealta)




Domenica è uscito un articolo di Paolo Prodi sull’Unità , in cui si cerca di proporre un ripensamento del rapporto tra Europa e Israele. Secondo l’autore questa relazione è viziata dai sensi di colpa, prima per la Shoah e poi per la situazione palestinese, che la cristallizzano e la relegano in uno spazio suo, inconcluso. Invece di considerarlo come un’anomalia isolata che al più non ci riguarda, Israele andrebbe visto come la summa e l’espressione massima di contraddizioni che ci appartengono, come luogo di frontiera dove emergono in controluce le scosse che si agitano nelle profondità delle nostre società . Poi va oltre e dice che lo stato mediorientale per la sua storia, per la sua collocazione, per le sue particolarità , per le condizioni interne ed esterne che si trova a fronteggiare è una specie di laboratorio avanzato in cui si sperimentano soluzioni al dilemma dato dalla crisi del modello di stato tradizionale, che oggi sembra cosa lontana ma finirà per coinvolgerci tutti.
Che la questione israelo-palestinese sia cosa nostra che ci riguarda direttamente e che gli israeliani siano protagonisti e responsabili materiali di situazioni che dipendono da processi storici di lungo periodo di cui facciamo parte anche noi, lo dico sempre anch’io. Dire d’emblée che gli israeliani sono europei è un azzardo e un’affermazione imprecisa e non vera, però anche un’approssimazione utile in qualche caso a rimettere in moto qualche neurone. Però questa cosa del laboratorio poi. Certo ogni situazione di limite, pure quelli di folle esasperazione e di degradazione sono a loro modo dei laboratori, di cui le guerre sono l’esempio classico. Anche l’Algeria dei pieds noirs era una terra di confine e sicuramente veniva percepita d’avanguardia: e poi effettivamente ha continuato ad esserlo, inaugurando l’ondata dei movimenti di liberazione e più avanti, con un buon anticipo di un quindicennio, l’emergere del fondamentalismo. Il Sudafrica pure è stato un esempio di sopravvivenza di una minoranza bianca europea in una serra sociale ricavata all’interno di un’oceano di risiedenti da secoli in quelle terre. E anche loro con la fine dell’apartheid hanno dato con il tribunale di riconciliazione nazionale una lezione unica di composizione pacifica di un conflitto civile. E anche ad Hiroshima suppongo che abbiano sperimentato condizioni eccezionali e rarissime a seguito della bomba, che fortunosamente non si sono mai più ripetute. Della storia non si deve rifiutare nulla, la storia è. Ma a quale prezzo?
Comunque rimuginavo sul laboratorio quando cà pito via Unità , ancora, sull’ultima inchiesta di quelli di RaiNews24, che mi ha subito chiarito il senso di che genere di sperimentazioni vengono svolte nel centro di ricerca Palestina. Ricordate le testimonianze circolate questa estate sull’uso di nuove armi a Gaza, capaci di produrre ferite combuste mai viste prima dai medici dell’area? Ci fù una protesta ufficiale del governo palestinese, seguita dalla richiesta di investigazioni internazionali a cui, escludendo una generica presa di posizione dell’OMS e l’interessamento della sezione israeliana di Medici per i diritti umani, non è seguito nulla: nessuno si è fatto vivo per raccogliere l’appello dei medici palestinesi. Prima che i buon Flaviano Masella e Maurizio Torrealta si mettessero nuovamente all’opera indagando sull’argomento.
Dunque, l’aspetto innovativo di questo incubatore tecnologico e sociale che lavora per noi, sembrerebbe essere ben rappresentato da delle bombe di nuova generazione, capaci di dispiegare il potenziale distruttivo in modo molto intenso e in un’area circoscritta. Il grande sogno della guerra chirurgica si potrebbe dire. Già , ma le novità non finiscono qui: l’utilizzo congiunto di microframmenti di carbonio e tungsteno ad alta conducibilità fà sì che l’ordigno bruci e spappoli e cauterizzi allo stesso tempo gli arti che trova sulla sua strada, tipicamente dalla cintola in giù. Le schegge rilasciate sono così piccole e letali che distruggono sistematicamente tutto, rendendo difficoltosa l’estrazione e con l’aggravante di non essere sempre rilevabili da radiografia. La potente fiammata prodotta deteriora le carni cosicché da pregiudicare le possibilità di recupero, anche laddove sono assenti delle lacerazioni.

16 Novembre 2006 alle 11:05 pm
gia algeria…
Interesting post. I came across this blog by accident, but it was a good accident. I have now bookmarked your blog for future use. Best wishes. Cheb Khaled Website Team….