Archivio di Novembre 2006

Asciuttezza britannica

Lunedì 27 Novembre 2006

Berlusconi illness delays trial

Agenda: Askar e Balata: i bambini dei campi profughi palestinesi sognano

Sabato 25 Novembre 2006

Partecipiamo

Tutto quello che ti dico è vero, a metà.

Sabato 25 Novembre 2006

Se siete interessati a capire cosa sta succedendo in Libano, dimenticate quello che avete sentito in questi giorni e leggete questo articolo del Guardian.

Pompiers en colére

Sabato 25 Novembre 2006

Pompieri in manifestazione

(Foto di Hugo messa a disposizione con licenza CC 2.0 nc-by-sa)

In Francia si sa che le vertenze del pubblico impiego danno luogo a scioperi mica da ridere. Ma le foto dei pompieri che scendono in corteo bardati di tutto punto e si tirano giù mazzate coi poliziotti non sono uno spettacolo di tutto i giorni (bilancio 12 feriti tra le forze dell’ordine, di cui due gravi e uno con la gamba fratturata a colpi di randello, un auto della polizia messa a… fuoco).

Sempre di Hugo c’è un fotoset di tutti i momenti salienti.

Mobilitazioni

Domenica 19 Novembre 2006
Il serpentone arcobaleno in Piazza Duomo

Secondo voi è normale che mentre nel mondo la questione dell’emergenza palestinese sta pur timidamente tornando sotto i riflettori in Italia per raggiungere lo stesso risultato ci vogliano delle mobilitazioni di piazza, che poi puntualmente si concludono parlando di tutt’altro, di Diliberto, di Prodi, di Bertinotti che si dissocia, di forumpalestina che polemizza col tavolo della pace e viceversa, dei dissenzienti, dei concordanti?

Intanto all’estero parlano di questo: Un ‘escudo humano’ formado por cientos de palestinos impide un ataque israelí en Gaza

E i pacifisti?

Venerdì 17 Novembre 2006

Per domani è stata indetta una manifestazione nazionale che rimetta al centro dell’attenzione la grave situazione in Medio-oriente, chiamando a mobilitazione e chiedendo misure immediate da parte del governo e delle istituzioni internazionali. Trattandosi di un’emergenza rimossa, che ogni qual volta solamente accenna a riemergere nel dibattito pubblico provoca infastidite reazioni (più le cose peggiorano per i palestinesi, più paradossalmente aumenta uno spesso alone di biasimo e omertà intorno ad essi), giustamente anche la manifestazione che se ne occupa è invisibile.

Mentre la stampa, a partire dal Manifesto, la ignora bellamente, in rete la si può trovare cercandola intenzionalmente, ma di sito in sito si viene presentati con al più copia del comunicato standard, in cui spiccano per assenza nell’assenza i riferimenti sul ritrovo. Posso immaginare quanta gente ci sarà.

I cortei sono in realtà due con notevoli differenze di impostazione e in polemica l’uno con l’altro, tanto per cambiare. Quello promosso dal tavolo della pace (il coordinamento delle associazioni pacifiste tradizionali, tra cui ARCI, ACLI, CGIL, Attac, Assopace e il grosso del panorama nazionale) più istituzionale e accomodante si svolgerà a Milano, con concentrazione in piazza Oberdan a partire dalle 14. Quello più secco nel contestare la brutale realtà e più duro nelle prese di posizione, a cui partecipano le sigle che si riconoscono intorno al cartello di Forumpalestina, tra cui ISM-Italia, si svolgerà a Roma con punto di incontro alle 15 in piazza della Repubblica.

Le mobilitazioni sono indette in concomitanza con le iniziative analoghe che avranno luogo in tutto il mondo, come è ormai consuetudine da qualche anno, in novembre come forma di protesta contro il muro di divisione eretto a dividere e isolare i territori occupati.

Pace in Medio oriente

I circolini dei quartierini

Mercoledì 1 Novembre 2006

Divorzialo

Oh, qui ci starebbe una bella nota introduttiva e ci si potrebbe dilungare, ma conoscendomi campa cavallo, mettiamo il link e poi casomai se ne discute, se mai ne farò un post compiuto.

A me che Lia sia tornata in Italia è dispiaciuto anche, perché per raccontarle le cose bisogna che ci arrivino con una certa leggerezza e la cosa più leggera che ultimamente si può rimediare da noi è un bel randello sui denti. D’altra parte non si può neanche essere sempre altrove rispetto a dove esplodono le contraddizioni. In questo mondo che ha ricominciato a restringersi e a percepirsi più piccolo e meno vario di quello che è, un pezzo significativo delle scosse di assestamento che ci agitano e strapazzano, quello forse meno stimolante ma anche cruciale, continua a manifestarsi qui da noi nel vecchio mondo.

Da integralista quieta quale è Lia di questo impatto non cercato, quando se l’è trovato incontro, non s’è fatta mancare nulla. E dopo mesi di comatosa digestione di un rospone dalla taglia eccezionale ha messo a fuoco la questione o un aspetto di essa.

La battaglia ha delle modalità, un significato e la presa di posizione ha una ricaduta forse di non immediata comprensione per chi non ha un’esperienza diretta di questi problemi, visto che tocca una realtà che nella balcanizzazione della società non emerge o arriva distorta, persa nella guerra tra bande e tra lobby, piccole enclavi autosufficienti, su cui si sta conformando il confronto civile.

Allo stesso tempo ci sono altri aspetti della vicenda di senso più generale, che dovrebbero dire molto al di là dello specifico immediato, perché il discorso di Lia in qualche modo si fa ricettore di tanti frammenti di un ragionamento collettivo che è in corso, magari svolto indipendentemente e non reciprocamente dichiarato.