E i pacifisti?

Per domani è stata indetta una manifestazione nazionale che rimetta al centro dell’attenzione la grave situazione in Medio-oriente, chiamando a mobilitazione e chiedendo misure immediate da parte del governo e delle istituzioni internazionali. Trattandosi di un’emergenza rimossa, che ogni qual volta solamente accenna a riemergere nel dibattito pubblico provoca infastidite reazioni (più le cose peggiorano per i palestinesi, più paradossalmente aumenta uno spesso alone di biasimo e omertà intorno ad essi), giustamente anche la manifestazione che se ne occupa è invisibile.

Mentre la stampa, a partire dal Manifesto, la ignora bellamente, in rete la si può trovare cercandola intenzionalmente, ma di sito in sito si viene presentati con al più copia del comunicato standard, in cui spiccano per assenza nell’assenza i riferimenti sul ritrovo. Posso immaginare quanta gente ci sarà.

I cortei sono in realtà due con notevoli differenze di impostazione e in polemica l’uno con l’altro, tanto per cambiare. Quello promosso dal tavolo della pace (il coordinamento delle associazioni pacifiste tradizionali, tra cui ARCI, ACLI, CGIL, Attac, Assopace e il grosso del panorama nazionale) più istituzionale e accomodante si svolgerà a Milano, con concentrazione in piazza Oberdan a partire dalle 14. Quello più secco nel contestare la brutale realtà e più duro nelle prese di posizione, a cui partecipano le sigle che si riconoscono intorno al cartello di Forumpalestina, tra cui ISM-Italia, si svolgerà a Roma con punto di incontro alle 15 in piazza della Repubblica.

Le mobilitazioni sono indette in concomitanza con le iniziative analoghe che avranno luogo in tutto il mondo, come è ormai consuetudine da qualche anno, in novembre come forma di protesta contro il muro di divisione eretto a dividere e isolare i territori occupati.

Pace in Medio oriente

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