Archivio di Febbraio 2007
Chi l’ha scritto?
Domenica 18 Febbraio 2007Non è il massimo della scorrevolezza ma leggetelo tutto mi raccomando, o almeno tanto, anzi parecchio. Poi se ne riparla.
E se, in vista dell’approvazione del decreto sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, la maggioranza parlamentare che sostiene il governo Prodi provasse a discutere, in relazione al punto cruciale che riguarda la presenza italiana in Afghanistan, di che cosa sarebbe veramente utile per quel paese e i popoli che lo abitano? La convergenza realizzatasi nel vertice dell’Unione sulla politica estera potrebbe per questo aspetto costituire un buon punto di partenza.
Se così si facesse, dunque, si capirebbe che gli afghani certamente non hanno bisogno dei bombardamenti a tappeto della Nato a cui sono sottoposte le regioni meridionali del paese, fatti in nome della guerra ai talebani ma destinati ineluttabilmente a colpire la popolazione civile. E, tuttavia, si scoprirebbe anche che, dal nostro punto di vista, quello dell’Italia, il problema vero, oggi, non è se le truppe italiane debbano ritirarsi o meno, e in quanto tempo debbano farlo, ma a servizio di quale politica esse siano poste.
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Not quite yet
Giovedì 15 Febbraio 2007I giornali corrono verso l’estinzione? Tutt’altro. Almeno a considerare le cifre più che incoraggianti fornite nei giorni scorsi dalla World Association of Newspapers, un organismo di Parigi che rappresenta giornali e associazioni della stampa di oltre un centinaio di Stati. Secondo gli ultimi dati della WAN, infatti, quella della carta è ancora un’ascesa irresistibile: basti pensare che la tiratura mondiale dei giornali è cresciuta del 10 per cento tra il 2001 e il 2005, per raggiungere 479 milioni di copie giornaliere. In crescita è anche la quantità di testate quotidiane in circolazione: oltre 10 mila, un numero record. “Assistiamo alla smentita del luogo comune secondo il quale i giornali sarebbero in fase terminale”, trionfa Timothy Balding, ad di WAN. Si tratta però di una verità relativa: la linfa principale dietro tanta floridezza scorre nelle pagine della free press, della stampa gratuita e distribuita per le strade, nei metrò e via dicendo: la bestia nera di tante vecchie autorevoli testate, insomma. E questo vale soprattutto per i mercati più sviluppati, come il Nord America e l’Europa. Secondo alcuni osservatori, questo salto dai giornali di carta a pagamento a quelli free avverrà sempre più spesso. Negli Stati Uniti, ad esempio, la tiratura dei primi è diminuita del 4 per cento tra il 2001 e il 2005; ma, nello stesso arco temporale, quella della stampa gratuita si è impennata del 127,9 per cento. Per quanto riguarda l’Europa, ci dicono ancora i dati WAN, i quotidiani free sono 87. Tra questi, quello con la maggior tiratura mondiale è l’italiano Leggo. Almeno un primato, sulla scena dell’informazione internazionale, lo conserviamo.
(da un articolo di Raffaele Mastrolonardo su Chip&Salsa)
Vedere anche questo pezzo di infoservi.it:
Negli ultimi mesi sta montando un’atmosfera millenaristica sulla fine prossima ventura dei quotidiani (ricordate la copertina agostana di The Economist “Who killed the Newspaper”?). Ed effettivamente in USA e in altre nazioni con elevata diffusione dei quotidiani le versioni cartacee dei quotidiani perdono copie a favore di quelle online. Tutto vero, tranne in Italia. Dove invece non solo non perdono, ma si permettono il lusso di avere casi come quello di “Libero” che in pochi anni ha scalato le classifiche di vendite. E gli altri tutto sommato non vanno malaccio.
[…]
In Italia l’avvento della free press non ha granchè eroso la quota di acquirenti dei quotidiani, anzi ha creato un mercato di nuovi lettori che tanto i giornali non li comprerebbero comunque.
Comunque i quotidiani italiani non vanno malaccio, ma a che prezzo?
Vedo che Reporters fa delle osservazioni sulle cifre della WAN di cui sopra.
Non perdere di vista il contesto
Domenica 11 Febbraio 2007
(foto di Shabtai Gold, tutti i diritti riservati)
The Independent Jewish Voices expect all sides as well to comply with ‘international law’. And I think to myself, in a world where America is a single superpower, international law and UN resolutions have very little to do with ethical thinking. Moreover, even the historically accepted 1947 partition resolution is non-ethical to the bone. Once again, I would expect the ethically orientated Independent Jews to stand out and promote ethical thinking rather than resolutions that are grounded by hegemony and military might.
Gilad Azmon commentando la presa di distanza dalle posizioni acriticamente filoisraeliane da parte di alcune eminenti personalità ebraiche inglesi, riflette sul significato delle parole a cui ci affidiamo ogni giorno, dimenticando il senso relativo che assumono nel mondo del dopo 11/09 (o 1989?). Grassetto e link miei.
(via Peacepalestine blog)
Sulla scorta di questo tipo di inquadramento, mi chiedo nuovamente: che ci stiamo a fare in Afghanistan (*)? Quale posizione abbiamo riguardo alle manovre per un futuro coinvolgimento nella guerra permanente dell’Iran?
E naturalmente: perché prosegue l’embargo economico nei confronti dell’amministrazione palestinese, perché si tollera e si provoca la degradazione delle condizioni complessive di chi ha la sfortuna di essere nato in quelle terre?
*) è una domanda vera, non retorica, se qualcuno volesse rispondere
Incorreggibili
Domenica 11 Febbraio 2007Quel gran pistola di James Bond
Giovedì 8 Febbraio 2007
Sul sito USA dell’ultimo film di 007 hanno pensato bene di collocare la pistola nella sua sede naturale. Scovato per noi da Uffibriest (e complimenti!)
Parliamo di anni ‘80
Giovedì 1 Febbraio 2007NO!
Sulla breccia
Giovedì 1 Febbraio 2007
Le prime due notizie riguardano l’Italia. La prima è l’ultima inchiesta ’sotto copertura’ dell’Espresso (a firma Riccardo Bocca), che da noi è stata oscurata dall’altra. Tra i più letti del Pais.


tiscali.it


