Not quite yet
I giornali corrono verso l’estinzione? Tutt’altro. Almeno a considerare le cifre più che incoraggianti fornite nei giorni scorsi dalla World Association of Newspapers, un organismo di Parigi che rappresenta giornali e associazioni della stampa di oltre un centinaio di Stati. Secondo gli ultimi dati della WAN, infatti, quella della carta è ancora un’ascesa irresistibile: basti pensare che la tiratura mondiale dei giornali è cresciuta del 10 per cento tra il 2001 e il 2005, per raggiungere 479 milioni di copie giornaliere. In crescita è anche la quantità di testate quotidiane in circolazione: oltre 10 mila, un numero record. “Assistiamo alla smentita del luogo comune secondo il quale i giornali sarebbero in fase terminale”, trionfa Timothy Balding, ad di WAN. Si tratta però di una verità relativa: la linfa principale dietro tanta floridezza scorre nelle pagine della free press, della stampa gratuita e distribuita per le strade, nei metrò e via dicendo: la bestia nera di tante vecchie autorevoli testate, insomma. E questo vale soprattutto per i mercati più sviluppati, come il Nord America e l’Europa. Secondo alcuni osservatori, questo salto dai giornali di carta a pagamento a quelli free avverrà sempre più spesso. Negli Stati Uniti, ad esempio, la tiratura dei primi è diminuita del 4 per cento tra il 2001 e il 2005; ma, nello stesso arco temporale, quella della stampa gratuita si è impennata del 127,9 per cento. Per quanto riguarda l’Europa, ci dicono ancora i dati WAN, i quotidiani free sono 87. Tra questi, quello con la maggior tiratura mondiale è l’italiano Leggo. Almeno un primato, sulla scena dell’informazione internazionale, lo conserviamo.
(da un articolo di Raffaele Mastrolonardo su Chip&Salsa)
Vedere anche questo pezzo di infoservi.it:
Negli ultimi mesi sta montando un’atmosfera millenaristica sulla fine prossima ventura dei quotidiani (ricordate la copertina agostana di The Economist “Who killed the Newspaper”?). Ed effettivamente in USA e in altre nazioni con elevata diffusione dei quotidiani le versioni cartacee dei quotidiani perdono copie a favore di quelle online. Tutto vero, tranne in Italia. Dove invece non solo non perdono, ma si permettono il lusso di avere casi come quello di “Libero” che in pochi anni ha scalato le classifiche di vendite. E gli altri tutto sommato non vanno malaccio.
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In Italia l’avvento della free press non ha granchè eroso la quota di acquirenti dei quotidiani, anzi ha creato un mercato di nuovi lettori che tanto i giornali non li comprerebbero comunque.
Comunque i quotidiani italiani non vanno malaccio, ma a che prezzo?
Vedo che Reporters fa delle osservazioni sulle cifre della WAN di cui sopra.