lavoce.info prende un granchio sulla sentenza Microsoft?

Apprendo dalla lista discussioni di Assoli che l’autorevole sito di approfondimenti economici lavoce.info ha pubblicato un articolo discutibile - sia nella ricostruzione dei fatti che nell’interpretazione che ne dà - sulla sentenza subita da Microsoft presso la corte europea di prima istanza.
Non voglio aggiungere nulla ora, mi interessava segnalarlo e far circolare.

Molti economisti ritengono che il potere di mercato raggiunto da Microsoft sia eccessivo e che per tutelare i consumatori sarebbe opportuno limitarlo, almeno in parte. Ma la decisione del Tribunale di primo grado della Corte europea va ben oltre, e mette nelle mani della Commissione europea e delle autorità antitrust nazionali uno strumento di regolamentazione troppo invasivo. Sulla base della nuova giurisprudenza, ogni impresa in posizione dominante potrebbe essere costretta a mettere le proprie innovazioni a disposizione dei concorrenti.

Comunque già che ci sono recupero da del.icio.us questa intervista a Mario Monti , che da commissario alla concorrenza aveva aperto la procedura antitrust nei confronti di Microsoft.

D: Negli Usa le è stata cucita addosso l’immagine del cattivo SuperMario che penalizza l’innovazione.
«Non credo che tutti gli americani abbiano coltivato questa idea. È stato un orientamento dell’amministrazione Bush che ha pienamente sposato le tesi di Gates. La cultura antitrust statunitense ha ovviamente adottato in passato provvedimenti molto più drastici, ad esempio il break up imposto all’At& T. E anche sotto l’amministrazione Clinton l’antitrust aveva chiesto la separazione in due delle attività di Microsoft. Inoltre diversi Stati degli Usa non erano d’accordo con il dipartimento di Giustizia di Washington e volevano invece adottare provvedimenti restrittivi verso Microsoft ».

[…]

D: Ma colpendo Gates non si colp isce davvero l’idea stessa di innovazione?
«In realtà la posizione dominante di Microsoft ha fatto sì che negli anni chiunque innovasse, anche al margine, penso a Netscape con il browser, a Real Networks con i media player fosse scoraggiato dall’investire. È vero che quando si acquista un auto si trovano già dentro radio e accendino ma non c’è nessun costruttore di auto che abbia il 96% del mercato. E comunque nonostante in questi anni fossimo corteggiati dai teorici di Linux e dell’open software noi ci siamo sempre mossi nei limiti tradizionali del diritto che garantisce la proprietà intellettuale».

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