Musica per vecchi animali

Interno bar, cinque e mezza di mattina, illuminato, scintillante, pronto al servizio nel nulla dell’alba deserta. Il barista ammica un pochino rimirandosi intorno e scodellando caffé. Tra la simpatica combriccola degli astanti presenti si possono contare: il culturista con un massiccio di braccia al cui cospetto il resto dell’esiguo corpo scompare, un signore con una pappagorgia che si ricongiunge al torace, pantaloni mimetici e una maglietta dei vigili del fuoco indossata non si sa bene a quale titolo, un imponente travestito longilineo, dal biancore lunare ed un sobrio completo da lutto vedovale, due fanciulli di quarant’anni con mamma al seguito agghindata da frau bavarese, con tanto di calzoncini inguinali su gambotte rotonde. Il travestito esce e il barista ammicca cercando consenso, ma poi non sa bene cosa aggiungere o è troppo placidamente sornione per sprecare parole o forse sono io che non sento. Il vigile a riposo sogghigna e accenna qualcosa sulle celate virtù della pallida stangona e a un secondo sguardo sempra paro, paro un leprechuan appena sbucato dal bosco. Anche i luoghi più improbabili rivendicano orgogliosamente il diritto a una propria scala dell’insolito e lo stravagante.
E un po’ ti chiedi se sia Milano, se sia agosto o se sia l’ora antelucana.