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Mercoledì 12 Luglio 2006

Post in progress per appuntarsi cose scritte qui e là sempre sulla finale mondiale.

Da http://www.smoothbridge.org/, Deliri post mortem

La stessa Francia inorridisce di fronte all’ipotesi di chissà cosa ed acclama il suo eroe. Lo stesso ministro che mesi fa aveva chiamato gli immigrati “Feccia” scatenando l’incazzatura di quei 30-40000 neri, ha detto che “spesso la violenza delle parole può scatenare gesti inconsulti”. Il difensore francese Gallas si dice talmente inorridito dalla violenza verbale di Materazzi che “vorrebbe picchiarlo”. I Tedeschi, storicamente popolazione che prende bene la sconfitta, vuole che la FIFA tolga all’Italia la coppa, tralasciando gli insulti razzisti verso tutti gli immigrati calabresi e del sud che sono andati a dare il culo a meno di un milione al mese per una vita. Gli Svedesi, popolo talmente civile da detenere uno dei primati per alcolismo adolescenziale e suicidi giovanili in europa, definisce Materazzi un “maiale”, ma campione.

Questa è la migliore analisi della partita che ho letto: Guardian Worldcup blog, Losing the plot

[…]Domenech and France will forever wonder what would have happened tonight had they really gone for it - in intent as well as substitution. Perhaps, just as a causal link is drawn between Sven-Goran Eriksson’s tactics and Wayne Rooney’s indiscretion, so a connection can be made between Domenech’s caution and Zidane’s frustration at France’s inability to ram home their obvious advantage and give him his fairytale finale. Maybe that’s why he was simmering, ready to boil over at the tweak of a nipple, although even if that is the case it does not excuse a truly appalling act.

Nor does it detract from Italy’s deserved triumph. They were not the best team on the night, but on balance they were deserved winners of the tournament. Argentina had more class and France outplayed them here, but Italy - through their magnificent manager Marcello Lippi - had a mental courage that those two teams lacked.

Argentina took their foot off the pedal against Germany, France failed to put theirs on against Italy tonight, but Lippi and Italy judged their gear changes immaculately throughout the tournament. They knew when to drop in and defend, such as when they had 10 men against Australia, and when they began to be overrun by France, and they knew when to kick on, most famously, thrillingly and audaciously in extra-time against Germany. With a similar awareness from Domenech, his and Zidane’s story might not have ended so horribly. [leggi tutto]

Joseph “ciccio paranza” Blatter, intervistato da Repubblica:

[…] Prima della partita ero stato nel tunnel a salutare le squadre e i due allenatori, Lippi e Domenech. E a questo proposito, le posso confessare che gli italiani mi erano parsi molto compatti e di buon umore, mentre i francesi sembravano particolarmente nervosi.

Cannavaro, intervistato da Repubblica:

Repubblica: E’ il senso del gruppo su cui avete battuto per oltre un mese.

No, è il senso dei nostri limiti. Il nostro pregio è stato capire fino a dove potessimo arrivare e su quello abbiamo fatto leva. E alla fine abbiamo alzato questa benedetta coppa.

Tra i commenti agli articoli di lemonde.fr:

Raciste ? Quelqu’un peut-il apporter ici la preuve que Materazzi l’a été? Le délire a assez duré. La France,à l’historique fotballistique si récent, vient de connaitre l’amère gout de la défaite en finale aux penaltys comme les italiens avaient pu la connaitre avant. Il fallait un coupable pour cristalliser la responsabilité de cette défaite. Zidane l’a désigné de la tête !et comble du comble c’est maintenant lui la victime ! Mauvais joueurs, les francais comprennent et pardonnent, quelle ironie (Vincent B.)

Sindrome italiana

Mercoledì 12 Luglio 2006

C’è una cosa curiosa in questo mondiale che si è concluso. Che ci siamo trovati in almeno due occasioni, con la Germania e con la Francia (il caso Frings e ora Zidane), a fare noi la parte di quelli che mantengono la testa sul gioco e lasciano che la cortina di polemiche che inevitabilmente monta a bordo campo rimanga dove sta. E d’altro canto la particolarità di questa nazionale, che eccezionale non era, è stata proprio quella di essere stranamente serena, forse anche come conseguenza di avere fatto il pieno negli anni passati di un mondo del calcio esasperato e tirato, che si era perso per strada i tifosi prima ancora che il sistema implodesse sotto il peso degli scandali.

Noi e i nostri vicini continentali siamo arrivati alla fase finale con premesse, un percorso e sentimenti per molti versi simili, cosa su cui varrebbe la pena di spendere un pensierino in questi quarti straeuropei, ma che invece temo ora passerà in secondo piano. Sarebbe un segno di intelligenza elevare un attimo lo sguardo e quanto tutti cerchino nel trionfo del calcio un’occasione di ricomposizione nazionale di fronte alla crisi, che è comune ed è la stessa per tutti, e di redefinizione delle proprie identità.

L’Italia che è quella che sta messo peggio si è presentata all’appuntamento con un qualcosa in più di determinazione e di capacità di guardarsi dentro senza troppi compiacimenti. Questo sono abbastanza convinto abbia determinato l’esito finale del torneo e pure l’andamento dell’ultima partita. I francesi si sono ripresi in tempo per superare di slancio e dando spettacolo Spagna e Brasile risvegliando l’interesse in una competizione sottotono. Ma da lì in poi il crescendo di successi gli ha creato qualche problema in madrepatria perché increduli e sentendosi baciati dalla sorte hanno ridato fiato alla retorica degli eroi combattenti, che incantano, faticano e riassumono in sé le virtù nazionali. Sentendosi la vittoria in tasca hanno sovraccaricato la squadra di attese e responsabilità. Con un commissario tecnico non benvoluto tra l’altro ma a cui riconoscere giocoforza i risultati: una situazione molto sacchiana per certi versi.

Il resto si racconta in fretta: hanno giocato la loro partita bene e come sapevano ma non abbastanza. Il bottino di 120 minuti di gioco parla da sé: una realizzazione su rigore che si sono fatti recuperare e qualche azione. Il calcio è questo. Zidane, la veronica, il gioco di gambe, lo scatto di Henry, la mordacità illuminante di un RIbery, la classe di un Thuram: ti è bastato? No. Hai cozzato contro la miglior difesa del torneo e d’altronde non si può sperare di vincere una coppa del momento senza faticare, né ritrovarsi sempre di fronte un Brasile bollito.

Io penso che la loro sconfitta, l’esplusione di Zidane, il delirio a cui si stanno abbandonando ora stia tutto qua. Li hanno dipinti come eroi e non potevano permettersi di tornare a casa a mani vuote, la sconfitta era inammissibile, soprattutto con chi non ti da il colpo di grazia, lasciando spazio alle rimuginazioni. Il giocatore più responsabilizzato e che più si sarebbe portato il peso di un insuccesso ha tirato per 110 minuti senza riuscire a dare una svolta alla partita e poi gli è saltata la mosca al naso. Nella forma e nella stazza di un Materazzi, che a quel punto è solo la dispettosa mano del caso in una vicenda già decisa. Le parole che gli ha detto? Mmm, mah, si vabbhé.

Sindrome italiana dicevo perché stupisce ora vederli i nostri cugini presi dentro un gorgo che conosciamo benissimo: tutto ti congiura contro; gli avversari ti vogliono male e sono dei farabutti e comunque si sa che nel paese loro sono dei ladri e che quel giocatore una volta mi ha detto mio cugino che vive in Australia che è un gran bastardo; e perché non pensano ai problemi loro e non se ne stavano a casa questi mafiosetti che chissà chi li appoggia; etc. Giù nella spirale della negazione dei propri limiti.

Un’altra cosa tipicamente nostrana in cui si trovano ora indaffarati è il ribaltamento di fronte: più grande è il discredito risultante dalla colpa (vedi Zidane), più hai possibilità di rigirare il giudizio sostituendo alla disapprovazione l’orgoglio: non solo Zizou non ha niente da rimproverarsi ma siamo orgogliosi di lui e quello da punire è chi lo ha provocato, certamente la reazione ha avuto un ben fondato motivo. A bon. Nel vortice delle recriminazioni l’episodio, di cui sono convinto gli azzurri, come già su Klose, avrebbero fatto volentieri a meno, sta crescendo man mano fino ad oscurare la stessa partita, e i suoi meriti e demeriti: il refrain della vittoria negata è diventato il fulcro di molti discorsi. E più neghi l’evidenza più devi spararla grossa al passo successivo.

Non so, mi sembra un triste epilogo per questo mondiale, che meritava altre riflessioni ed altri atteggiamenti.

The invisible man

Lunedì 26 Giugno 2006

Questa opinione non pretende di essere calcisticamente accurata e informata, il soggetto qui ritratto non lo posso vedere per una quantità di ragioni esondanti rispetto alle qualità di gioco in senso stretto
Forse sarebbe più logico aspettarsi Materazzi sul tavolo degli imputati e invece lo sbrindellone giovane io lo vedo come uno scherzo della natura, da accettare e mettere in conto, ché la prevedibile casualità del destino ti cade tra capo e collo senza possibilità di opporsi. Il vero fenomeno inspiegabile è quest’altro, quello che non capisci mai che ci faccia lì, per quale imperscrutabile motivo riesca sempre a superare le selezioni, mondiale dopo mondiale, anche se ormai si fatica a ricordarne un’azione degna di nota, un rendimento decisivo per la sua squadra. Ora ancora più incredibilmente questo inamovibile del pallone era stato spalleggiato per questo incontro da gran parte della stampa, insoddisfatta per un Totti che non sembrava mantenere le promesse. Con l’Australia a dire il vero è mancato qualcosa a tutte le punte, che non sono riuscite a finalizzare un gioco più che discreto negli altri comparti. Ma lui, lui ha qualcosa in più: non è che sbaglia è che proprio non capisci che ci sta a fare, come giocare con un uomo in meno, che 1+1 comincia ad essere tanti anche avendo di fronte l’Australia.

L’avete voluto, l’avete richiesto, facendo perdere le staffe all’allenatore dalle facili ire e al pupone lui pure. E ha fatto pena. Bravi. Nel calcio si vince e si perde per un refolo di vento, si ingrana la partita o ce la si rovina per un niente, è così, è anche il bello, quando uno impara a seguirlo con un certo disincanto. Ma questo personaggio che sta fermo e inciampa da solo, da anni senza smentirsi, ma davvero qualcuno può spiegarmi che ci sta a fare?

Un po’ come Ronaldo per il Brasile: lo vorranno gli sponsor, lo show business lo esigerà. Vabbeh ma i brasiliani il loro non lo difendono mica, non lo possono vedere. E comunque quando gli gira almeno segna e porta punti utili.