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Disperato incompreso stomp

Venerdì 25 Aprile 2008

Il 25 aprile di due anni fa era una bella giornata, un po’ come oggi. Ne ho un ricordo vago ma spensierato. C’erano state da poco le elezioni, con i conteggi al fotofinish e una vittoria fragile con tutto il codazzo di contestazioni e promesse di rivalsa. E c’era il voto alle comunali di lì a poco, che il governo uscente si era rifiutato di accorpare alle politiche per non rischiare che con l’effetto trascinamento si perdere anche la roccaforte Milano, insieme al voto nazionale. Ma nonostante questo c’era molta tranquillità, che confina con la spossatezza certo: la campagna elettorale permanente si era chiusa in un modo o nell’altro e il governo del centrodestra se ne andava in un modo o nell’altro. Insomma uno dei cortei per la liberazione più sereni e meno irrigimentati, meno rivestiti di messaggi altri se non la ricorrenza che si stava festeggiando che io ricordi: uno di quelli meno passati a rapportarsi con l’altra Italia, dopo una divisione così millimetrica dei consensi tra le parti era implicitamente chiaro che i presenti ci tenevano a festeggiare e riconoscersi in questa data e ciò bastava, per una volta senza perdersi e crucciarsi nelle elucubrazioni sui valori non condivisi.

Qua contano le sensazioni e queste sono quelle che ho respirato e mi sono rimaste.

La stampa e il dibattito pubblico al contrario erano ancora completamente a mollo nell’isteria permanente che era stato il segno distintivo di quei cinque anni dimenticabili, la ricordate? Moratti sì, Moratti no, Moratti bho. Il candidato sindaco della destra aveva seminato il panico annunciando la sua volontà di presenziare al corteo. Il povero e imbranatissimo neo-eletto segretario della Camera del Lavoro mezzo nel pallone cercava di barcamenarsi nella situazione e non scontentare nessuno, non concedere troppo all’avversario, non apparire come parziali, parare le prevedibili contestazioni. Un gran pasticcio.

Morale della favola, la conciliante Letizia Moratti Bricchetto, furba da tre cotte, aveva fiutato nitidamente l’occasione e l’opportunità di mandare in confusione il fronte avverso senza colpo ferire e uscendone senza una piega. E infatti si presentò invece che sul palco, alla spicciolata a metà corteo con le inevitabili reazioni del caso.

Se il resto dei ricordi è abbastanza vago, ho ben fissato in testa invece che il giorno seguente i giornali progressisti su questo episodio fecero una terrificante reprimenda e un culo cubico alla piazza incontrollata, incivile e nostalgica che aveva offerto così scarsa prova di senso democratico. I pochi minuti di battibecchi con la Moratti, qualche fischio alla brigata ebraica e poi le analisi costruite da Roma su questo fatto, tutto il resto era scomparso. Il che è paradossale sia dal punto di vista dell’informazione che del significato politico, visto che per l’esperienza di chi era presente era stata esattamente di segno opposto.

A questo link si può trovare una rassegna stampa del tempo, che contiene l’editoriale scritto allora da Miriam Mafai. Ma non è sufficiente a rendere l’idea delle copertine e dei toni con cui è stata coperta la notizia, unanimamente dai mezzi di stampa. E secondo uno schema che si è ripetuto varie volte in seguito, in cui, a prescindere da un’analisi obbiettiva dei fatti, ci si è trovati a schiere compatte nella condanna spesso preventiva delle espressioni troppo vivaci di sinistrorsità o partecipazione dal basso come chiave per l’interpretazione dei guasti e dei ritardi della scena politica. Allo stesso modo in cui questi due anni lo slogan elettorale del governo ostaggio dei ricatti e delle arretratezze della sinistra radicale è diventato a furia di ripetizioni un concetto acquisito e accettato, fino al punto di adottato come strategia elettorale dal Partito Democratico, secondo un processo in cui una parte politica ha praticamente assunto come sua un’argomentazione propagandistica del proprio avversario.
Poi ci si chiede come può essere che Berlusconi la riesca sempre a sfangare mettendo nel sacco i contendenti.

E allo stesso modo in cui è stata costruita e vissuta tutta la questione della protesta contro la presenza del Papa all’inaugurazione della Sapienza.

Tutto questo per dire cosa? Per esempio che la sconfitta di Veltroni viene da lontano, non è di sua esclusiva responsabilità ed è prima di tutto culturale. E’ il sogno di una parte progressista dell’Italia di arrivare ad interpretare un ruolo maggioritario, con una lettura che nella sostanza è minoritaria e schematica della società. Il pensare che il rinnovamento avvenga emendando le parti se stessi che non si controllano, che scalciano: li bolli come ideologici, ultra-laicisti, superati a seconda dei casi e li scarichi. E contemporaneamente cercando di cooptare a sé altri soggetti estranei, spesso tuoi avversari, coi quali a loro volta sei incapace di imbastire un confronto vero e quindi che in mancanza di altro abbassare il livello di ostilità sia un modo di svecchiarsi e farsi accettare.

La stessa Moratti su cui Veltroni ha avuto modo di spendere parole di apprezzamento in un’ottica appunto di distensione, dialogo e superamento degli schieramenti (e di allargamento della propria base dei consensi nelle aspirazioni) ha ricambiato mandandolo cortesemente alle ortiche sulla questione della sicurezza e oggi, che non è più utile, non parteciperà ai festeggiamenti. La moglie di Berlusconi altra che è stata coperta di elogi e sembrava rappresentare una destra in crisi e in ritiro pure in casa propria, oggi ricambia l’offerta di un posto in squadra e le belle parole di Veltroni dichiarandosi leghista e proponendo alla sinistra di trovarsi un leader come suo marito.

Mentre quelli che la democrazia la mantegono viva materialmente, ogni giorno sul luogo di lavoro, quelli che agli appuntamenti importanti sono sempre presenti, quelli che borbottano ma poi fanno il loro dovere e votano, quelli che si entusiasmano e si prendono delle gran bastonate, quelli che vengono sgridati per aver fatto troppo o troppo poco sono sempre gli stessi che anche oggi faranno almeno una capatina in piazza a vedere che aria tira.

Apotropaico

Sabato 12 Aprile 2008

cornetti

In caso di inappetenza elettorale non c’è niente di meglio che una modesta dose di editoriale di Ostellino per ritrovare di slancio lo stimolo

E’ stata la campagna elettorale della rassegnazione. Scialba e incolore perché irrilevante. La celebrazione di un rito inutile perché privo di conseguenze. Chiunque vinca le elezioni. Una plastica manifestazione di impotenza decisionale. La sterminata burocratizzazione della Cultura, della Società, dello Stato ha ucciso la Politica. Ci vorranno anni e alcune generazioni, se non un trauma violento, perché questo Paese, paralizzato dal conformismo culturale, dal corporativismo sociale, dal collettivismo statuale esca dall’interminabile dopo-guerra e approdi all’Occidente democratico e liberale. […]

Tié

Non che sia più ottimista e la mia analisi della situazione è di qualche ordine più noiosa, ma il modo di pensare alla Ostellino (ma potremmo dire Vespa o Battista), cupo e incarognito, senza il brillare dell’intelligenza (leggere il seguito e testare con mano), ostile nei confronti della società e delle sue chance, avvitato su sé stesso nei ragionamenti è il metro della crisi culturale in cui siamo immersi. Da stanchi di vivere non è che si possa combinare molto.

(il titolo è in omaggio al sito da cui viene l’immagine)

Qui e là

Venerdì 12 Ottobre 2007

Non mi sembra male questo blog di Alberto Giglioli, che ho scoperto seguendo un link da Mantellini (anche se forse ci ero già capitato via Enrica).

Devo dire che un ministro che ha il coraggio di sfidare l’impopolarita prima così e poi così, bah, mi viene da simpatizzare - perdonate l’anacoluto - in un Paese dove i politici passano il 90 per cento del loro tempo ad acquisire consenso e l’aspirante leader del centrosinistra è tanto paraculo da lisciare il pelo alla moglie del capo del centrodestra. (*)

No, è solo perché stasera porto via mio figlio per il week end, e tra l’altro mi sorge il dubbio di fare di più per il futuro del paese crescendo mio figlio che partecipando a questa kermesse [le primarie del PD]. (*)

Su quest’ultimo inciso penso anch’io che sarebbe ora che la partecipazione politica si esprimesse anche altrove, ma sulle primarie mi sto invece convincendo che riguardino anche chi (a sinistra) vota altro o non è convinto del progetto del nuovo partito (le conseguenze riguarderanno comunque tutti noi) o avrebbe voluto che la fase aperta dalle scissioni post ‘89 si chiudesse con una ricomposizione a sinistra di segno socialista (leggasi integralmente Titollo per chiarimenti in proposito).

Not quite yet

Giovedì 15 Febbraio 2007

I giornali corrono verso l’estinzione? Tutt’altro. Almeno a considerare le cifre più che incoraggianti fornite nei giorni scorsi dalla World Association of Newspapers, un organismo di Parigi che rappresenta giornali e associazioni della stampa di oltre un centinaio di Stati. Secondo gli ultimi dati della WAN, infatti, quella della carta è ancora un’ascesa irresistibile: basti pensare che la tiratura mondiale dei giornali è cresciuta del 10 per cento tra il 2001 e il 2005, per raggiungere 479 milioni di copie giornaliere. In crescita è anche la quantità di testate quotidiane in circolazione: oltre 10 mila, un numero record. “Assistiamo alla smentita del luogo comune secondo il quale i giornali sarebbero in fase terminale”, trionfa Timothy Balding, ad di WAN. Si tratta però di una verità relativa: la linfa principale dietro tanta floridezza scorre nelle pagine della free press, della stampa gratuita e distribuita per le strade, nei metrò e via dicendo: la bestia nera di tante vecchie autorevoli testate, insomma. E questo vale soprattutto per i mercati più sviluppati, come il Nord America e l’Europa. Secondo alcuni osservatori, questo salto dai giornali di carta a pagamento a quelli free avverrà sempre più spesso. Negli Stati Uniti, ad esempio, la tiratura dei primi è diminuita del 4 per cento tra il 2001 e il 2005; ma, nello stesso arco temporale, quella della stampa gratuita si è impennata del 127,9 per cento. Per quanto riguarda l’Europa, ci dicono ancora i dati WAN, i quotidiani free sono 87. Tra questi, quello con la maggior tiratura mondiale è l’italiano Leggo. Almeno un primato, sulla scena dell’informazione internazionale, lo conserviamo.

(da un articolo di Raffaele Mastrolonardo su Chip&Salsa)

Vedere anche questo pezzo di infoservi.it:

Negli ultimi mesi sta montando un’atmosfera millenaristica sulla fine prossima ventura dei quotidiani (ricordate la copertina agostana di The Economist “Who killed the Newspaper”?). Ed effettivamente in USA e in altre nazioni con elevata diffusione dei quotidiani le versioni cartacee dei quotidiani perdono copie a favore di quelle online. Tutto vero, tranne in Italia. Dove invece non solo non perdono, ma si permettono il lusso di avere casi come quello di “Libero” che in pochi anni ha scalato le classifiche di vendite. E gli altri tutto sommato non vanno malaccio.
[…]
In Italia l’avvento della free press non ha granchè eroso la quota di acquirenti dei quotidiani, anzi ha creato un mercato di nuovi lettori che tanto i giornali non li comprerebbero comunque.

Comunque i quotidiani italiani non vanno malaccio, ma a che prezzo?

Vedo che Reporters fa delle osservazioni sulle cifre della WAN di cui sopra.

Incorreggibili

Domenica 11 Febbraio 2007

Teletubbies
Pure quando arrivano alla ribalta televisiva i bloggherz from Hella riescono comunque a parlare di se stessi

p.s. chi non è d’accordo con questo post è uno squadrista intollerante

Sulla breccia

Giovedì 1 Febbraio 2007

lo mas leido (el pais)
Le prime due notizie riguardano l’Italia. La prima è l’ultima inchiesta ’sotto copertura’ dell’Espresso (a firma Riccardo Bocca), che da noi è stata oscurata dall’altra. Tra i più letti del Pais.

Asciuttezza britannica

Lunedì 27 Novembre 2006

Berlusconi illness delays trial

Mobilitazioni

Domenica 19 Novembre 2006
Il serpentone arcobaleno in Piazza Duomo

Secondo voi è normale che mentre nel mondo la questione dell’emergenza palestinese sta pur timidamente tornando sotto i riflettori in Italia per raggiungere lo stesso risultato ci vogliano delle mobilitazioni di piazza, che poi puntualmente si concludono parlando di tutt’altro, di Diliberto, di Prodi, di Bertinotti che si dissocia, di forumpalestina che polemizza col tavolo della pace e viceversa, dei dissenzienti, dei concordanti?

Intanto all’estero parlano di questo: Un ‘escudo humano’ formado por cientos de palestinos impide un ataque israelí en Gaza

Italy on the news (o dell’arte di farsi riconoscere)

Domenica 29 Ottobre 2006

BBCNews: Transgender MP in toilet fracas

Scegliete voi a chi assegnare il minchioncino d’oro tra i tre: Luxuria, Gardini o la Beeb (spero di non aver fatto discriminazioni contro qualcuno in questa frase). Fracas sta per petulante diatriba (bella espressione, l’avranno presa da noi)?

Abbinamenti randomici

Domenica 29 Ottobre 2006

In questo momento su Repubblica online il loro faceto sistema di composizione, lo stesso che infila pernacchie al posto delle notizie, ha prodotto il seguente accostamento:

Lunga vita ai nostri luminosissimi lider