Archivio della Categoria 'Medio Oriente'

Chi l’ha scritto?

Domenica 18 Febbraio 2007

Non è il massimo della scorrevolezza ma leggetelo tutto mi raccomando, o almeno tanto, anzi parecchio. Poi se ne riparla.

E se, in vista dell’approvazione del decreto sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, la maggioranza parlamentare che sostiene il governo Prodi provasse a discutere, in relazione al punto cruciale che riguarda la presenza italiana in Afghanistan, di che cosa sarebbe veramente utile per quel paese e i popoli che lo abitano? La convergenza realizzatasi nel vertice dell’Unione sulla politica estera potrebbe per questo aspetto costituire un buon punto di partenza.
Se così si facesse, dunque, si capirebbe che gli afghani certamente non hanno bisogno dei bombardamenti a tappeto della Nato a cui sono sottoposte le regioni meridionali del paese, fatti in nome della guerra ai talebani ma destinati ineluttabilmente a colpire la popolazione civile. E, tuttavia, si scoprirebbe anche che, dal nostro punto di vista, quello dell’Italia, il problema vero, oggi, non è se le truppe italiane debbano ritirarsi o meno, e in quanto tempo debbano farlo, ma a servizio di quale politica esse siano poste.
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Non perdere di vista il contesto

Domenica 11 Febbraio 2007

Smiling in Balata
(foto di Shabtai Gold, tutti i diritti riservati)

The Independent Jewish Voices expect all sides as well to comply with ‘international law’. And I think to myself, in a world where America is a single superpower, international law and UN resolutions have very little to do with ethical thinking. Moreover, even the historically accepted 1947 partition resolution is non-ethical to the bone. Once again, I would expect the ethically orientated Independent Jews to stand out and promote ethical thinking rather than resolutions that are grounded by hegemony and military might.

Gilad Azmon commentando la presa di distanza dalle posizioni acriticamente filoisraeliane da parte di alcune eminenti personalità ebraiche inglesi, riflette sul significato delle parole a cui ci affidiamo ogni giorno, dimenticando il senso relativo che assumono nel mondo del dopo 11/09 (o 1989?). Grassetto e link miei.
(via Peacepalestine blog)

Sulla scorta di questo tipo di inquadramento, mi chiedo nuovamente: che ci stiamo a fare in Afghanistan (*)? Quale posizione abbiamo riguardo alle manovre per un futuro coinvolgimento nella guerra permanente dell’Iran?

E naturalmente: perché prosegue l’embargo economico nei confronti dell’amministrazione palestinese, perché si tollera e si provoca la degradazione delle condizioni complessive di chi ha la sfortuna di essere nato in quelle terre?

*) è una domanda vera, non retorica, se qualcuno volesse rispondere

Compagni di Handalitudine

Sabato 27 Gennaio 2007

Handala
Attraverso una commentatrice ho scoperto un compagno di handalitudine. Vedi che ha pure un’utilità pratica e non solo simbolica il nostro bambinetto scalzo? E’ una dichiarazione condensata, un segno di riconoscimento immediato, un invito ad approfondire. Ed è quello che intendo fare con Radio Guerrilla; per ora lo segnalo. E’ il blog di un cooperante, volontario, attivista che ha viaggiato parecchio e che si interroga e non dermorde. Anche la mia amica Istanbul credo lo bazzichi.
Chissà forse sarebbe il caso di fare un Handala webring come si usava una volta.

Stanno tutti bene

Sabato 30 Dicembre 2006

Julia Roberts espera su tercer hijo (elpais)

Julia Roberts espera su tercer hijo. Le voci sono state confermate dunque. Che dire: felicitazioni. E già che ci sono colgo l’occasione per fare i miei migliori auguri
civiltà del terrore
di un felice
flags of our fathers
e sereno
iraqi mass grave
anno nuovo
falluja mass grave

I colpi di stato vengono meglio di profilo

Martedì 19 Dicembre 2006

What we are witnessing today is the horrific and inevitable outcome of a process of deliberate coercion, designed to force an occupied people to surrender their elected representatives. That this coercion is being carried out by the military occupier Israel and its neocon backers in the US administration is to be expected - and resisted. What is harder to understand is just how this coercion can be so flagrantly insisted upon by the British and the EU - who should be standing by the Palestinians, if not for the values of decency then as part of their responsibilities as co-signatories to the fourth Geneva convention.

Karma Nabulsi, The Guardian, 19/12/2006

Agenda: Askar e Balata: i bambini dei campi profughi palestinesi sognano

Sabato 25 Novembre 2006

Partecipiamo

Tutto quello che ti dico è vero, a metà.

Sabato 25 Novembre 2006

Se siete interessati a capire cosa sta succedendo in Libano, dimenticate quello che avete sentito in questi giorni e leggete questo articolo del Guardian.

Mobilitazioni

Domenica 19 Novembre 2006
Il serpentone arcobaleno in Piazza Duomo

Secondo voi è normale che mentre nel mondo la questione dell’emergenza palestinese sta pur timidamente tornando sotto i riflettori in Italia per raggiungere lo stesso risultato ci vogliano delle mobilitazioni di piazza, che poi puntualmente si concludono parlando di tutt’altro, di Diliberto, di Prodi, di Bertinotti che si dissocia, di forumpalestina che polemizza col tavolo della pace e viceversa, dei dissenzienti, dei concordanti?

Intanto all’estero parlano di questo: Un ‘escudo humano’ formado por cientos de palestinos impide un ataque israelí en Gaza

E i pacifisti?

Venerdì 17 Novembre 2006

Per domani è stata indetta una manifestazione nazionale che rimetta al centro dell’attenzione la grave situazione in Medio-oriente, chiamando a mobilitazione e chiedendo misure immediate da parte del governo e delle istituzioni internazionali. Trattandosi di un’emergenza rimossa, che ogni qual volta solamente accenna a riemergere nel dibattito pubblico provoca infastidite reazioni (più le cose peggiorano per i palestinesi, più paradossalmente aumenta uno spesso alone di biasimo e omertà intorno ad essi), giustamente anche la manifestazione che se ne occupa è invisibile.

Mentre la stampa, a partire dal Manifesto, la ignora bellamente, in rete la si può trovare cercandola intenzionalmente, ma di sito in sito si viene presentati con al più copia del comunicato standard, in cui spiccano per assenza nell’assenza i riferimenti sul ritrovo. Posso immaginare quanta gente ci sarà.

I cortei sono in realtà due con notevoli differenze di impostazione e in polemica l’uno con l’altro, tanto per cambiare. Quello promosso dal tavolo della pace (il coordinamento delle associazioni pacifiste tradizionali, tra cui ARCI, ACLI, CGIL, Attac, Assopace e il grosso del panorama nazionale) più istituzionale e accomodante si svolgerà a Milano, con concentrazione in piazza Oberdan a partire dalle 14. Quello più secco nel contestare la brutale realtà e più duro nelle prese di posizione, a cui partecipano le sigle che si riconoscono intorno al cartello di Forumpalestina, tra cui ISM-Italia, si svolgerà a Roma con punto di incontro alle 15 in piazza della Repubblica.

Le mobilitazioni sono indette in concomitanza con le iniziative analoghe che avranno luogo in tutto il mondo, come è ormai consuetudine da qualche anno, in novembre come forma di protesta contro il muro di divisione eretto a dividere e isolare i territori occupati.

Pace in Medio oriente

Ancora RaiNews24, su Gaza

Mercoledì 11 Ottobre 2006

Le armi non convenzionali, le armi nuove non possono comunque essere proibite, appunto, perché nuove (Maurizio Torrealta)

Dottore Gaza
Paziente Gaza
Infermiere Gaza
Dottore Gaza

Domenica è uscito un articolo di Paolo Prodi sull’Unità, in cui si cerca di proporre un ripensamento del rapporto tra Europa e Israele. Secondo l’autore questa relazione è viziata dai sensi di colpa, prima per la Shoah e poi per la situazione palestinese, che la cristallizzano e la relegano in uno spazio suo, inconcluso. Invece di considerarlo come un’anomalia isolata che al più non ci riguarda, Israele andrebbe visto come la summa e l’espressione massima di contraddizioni che ci appartengono, come luogo di frontiera dove emergono in controluce le scosse che si agitano nelle profondità delle nostre società. Poi va oltre e dice che lo stato mediorientale per la sua storia, per la sua collocazione, per le sue particolarità, per le condizioni interne ed esterne che si trova a fronteggiare è una specie di laboratorio avanzato in cui si sperimentano soluzioni al dilemma dato dalla crisi del modello di stato tradizionale, che oggi sembra cosa lontana ma finirà per coinvolgerci tutti.

Che la questione israelo-palestinese sia cosa nostra che ci riguarda direttamente e che gli israeliani siano protagonisti e responsabili materiali di situazioni che dipendono da processi storici di lungo periodo di cui facciamo parte anche noi, lo dico sempre anch’io. Dire d’emblée che gli israeliani sono europei è un azzardo e un’affermazione imprecisa e non vera, però anche un’approssimazione utile in qualche caso a rimettere in moto qualche neurone. Però questa cosa del laboratorio poi. Certo ogni situazione di limite, pure quelli di folle esasperazione e di degradazione sono a loro modo dei laboratori, di cui le guerre sono l’esempio classico. Anche l’Algeria dei pieds noirs era una terra di confine e sicuramente veniva percepita d’avanguardia: e poi effettivamente ha continuato ad esserlo, inaugurando l’ondata dei movimenti di liberazione e più avanti, con un buon anticipo di un quindicennio, l’emergere del fondamentalismo. Il Sudafrica pure è stato un esempio di sopravvivenza di una minoranza bianca europea in una serra sociale ricavata all’interno di un’oceano di risiedenti da secoli in quelle terre. E anche loro con la fine dell’apartheid hanno dato con il tribunale di riconciliazione nazionale una lezione unica di composizione pacifica di un conflitto civile. E anche ad Hiroshima suppongo che abbiano sperimentato condizioni eccezionali e rarissime a seguito della bomba, che fortunosamente non si sono mai più ripetute. Della storia non si deve rifiutare nulla, la storia è. Ma a quale prezzo?

Comunque rimuginavo sul laboratorio quando càpito via Unità, ancora, sull’ultima inchiesta di quelli di RaiNews24, che mi ha subito chiarito il senso di che genere di sperimentazioni vengono svolte nel centro di ricerca Palestina. Ricordate le testimonianze circolate questa estate sull’uso di nuove armi a Gaza, capaci di produrre ferite combuste mai viste prima dai medici dell’area? Ci fù una protesta ufficiale del governo palestinese, seguita dalla richiesta di investigazioni internazionali a cui, escludendo una generica presa di posizione dell’OMS e l’interessamento della sezione israeliana di Medici per i diritti umani, non è seguito nulla: nessuno si è fatto vivo per raccogliere l’appello dei medici palestinesi. Prima che i buon Flaviano Masella e Maurizio Torrealta si mettessero nuovamente all’opera indagando sull’argomento.

play (WMV 21,5Mb 16:07min)

Dunque, l’aspetto innovativo di questo incubatore tecnologico e sociale che lavora per noi, sembrerebbe essere ben rappresentato da delle bombe di nuova generazione, capaci di dispiegare il potenziale distruttivo in modo molto intenso e in un’area circoscritta. Il grande sogno della guerra chirurgica si potrebbe dire. Già, ma le novità non finiscono qui: l’utilizzo congiunto di microframmenti di carbonio e tungsteno ad alta conducibilità fà sì che l’ordigno bruci e spappoli e cauterizzi allo stesso tempo gli arti che trova sulla sua strada, tipicamente dalla cintola in giù. Le schegge rilasciate sono così piccole e letali che distruggono sistematicamente tutto, rendendo difficoltosa l’estrazione e con l’aggravante di non essere sempre rilevabili da radiografia. La potente fiammata prodotta deteriora le carni cosicché da pregiudicare le possibilità di recupero, anche laddove sono assenti delle lacerazioni.