Archivio della Categoria 'Pacifismo'

Chi l’ha scritto?

Domenica 18 Febbraio 2007

Non è il massimo della scorrevolezza ma leggetelo tutto mi raccomando, o almeno tanto, anzi parecchio. Poi se ne riparla.

E se, in vista dell’approvazione del decreto sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, la maggioranza parlamentare che sostiene il governo Prodi provasse a discutere, in relazione al punto cruciale che riguarda la presenza italiana in Afghanistan, di che cosa sarebbe veramente utile per quel paese e i popoli che lo abitano? La convergenza realizzatasi nel vertice dell’Unione sulla politica estera potrebbe per questo aspetto costituire un buon punto di partenza.
Se così si facesse, dunque, si capirebbe che gli afghani certamente non hanno bisogno dei bombardamenti a tappeto della Nato a cui sono sottoposte le regioni meridionali del paese, fatti in nome della guerra ai talebani ma destinati ineluttabilmente a colpire la popolazione civile. E, tuttavia, si scoprirebbe anche che, dal nostro punto di vista, quello dell’Italia, il problema vero, oggi, non è se le truppe italiane debbano ritirarsi o meno, e in quanto tempo debbano farlo, ma a servizio di quale politica esse siano poste.
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I colpi di stato vengono meglio di profilo

Martedì 19 Dicembre 2006

What we are witnessing today is the horrific and inevitable outcome of a process of deliberate coercion, designed to force an occupied people to surrender their elected representatives. That this coercion is being carried out by the military occupier Israel and its neocon backers in the US administration is to be expected - and resisted. What is harder to understand is just how this coercion can be so flagrantly insisted upon by the British and the EU - who should be standing by the Palestinians, if not for the values of decency then as part of their responsibilities as co-signatories to the fourth Geneva convention.

Karma Nabulsi, The Guardian, 19/12/2006

Agenda: Askar e Balata: i bambini dei campi profughi palestinesi sognano

Sabato 25 Novembre 2006

Partecipiamo

Mobilitazioni

Domenica 19 Novembre 2006
Il serpentone arcobaleno in Piazza Duomo

Secondo voi è normale che mentre nel mondo la questione dell’emergenza palestinese sta pur timidamente tornando sotto i riflettori in Italia per raggiungere lo stesso risultato ci vogliano delle mobilitazioni di piazza, che poi puntualmente si concludono parlando di tutt’altro, di Diliberto, di Prodi, di Bertinotti che si dissocia, di forumpalestina che polemizza col tavolo della pace e viceversa, dei dissenzienti, dei concordanti?

Intanto all’estero parlano di questo: Un ‘escudo humano’ formado por cientos de palestinos impide un ataque israelí en Gaza

Ricevo e inoltro

Venerdì 29 Settembre 2006

Per chi è a Milano, lunedì sera alla Casa della Cultura.
Qualcosina proprio ina si muove.
p.s. io sono complessivamente a favore dell’invio delle truppe UNIFIL e volevo anche scriverne le ragioni (sostanzialmente che non credo in una ripresa di un’iniziativa diplomatica europea in assenza di un vincolo reale e impellente, che leghi i nostri paesi a quello che accade oltre Mediterraneo); non l’ho fatto a suo tempo e mi è scappata via la voglia; ora con gli scenari che si stanno profilandoqueste distinzioni sfuocano un po’.


QUALE PACE IN MEDIORIENTE?
3000 soldati italiani in Libano nella forza Unifil di 15.000 uomini: per ora la tregua tiene ma è questa una vera pace?
Davvero è finita la guerra globale permanente, o è solamente sospesa ?
Chi pagherà i danni della distruzione del Libano?

Non sono le armi a poter costruire la pace ma una politica che sia fondata sull’ affermazione del diritto internazionale
e sui diritti di tutti i popoli del medioriente.
Il movimento contro la guerra deve confrontarsi sulle ragioni di fondo e sugli elementi critici dell’invio dei militari
italiani in Libano, mettendo in campo un’iniziativa che possa davvero sostenere una pace giusta in medioriente a partire
dal rifiuto della guerra preventiva e permanente, ritirando quindi i propri soldati dall’Afghanistan:

- per la fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, libanesi, siriani e per la nascita dello stato
palestinese indipendente in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est;
- per la sospensione dell’accordo militare tra Italia e Israele e della vendita di armi italiane ai paesi
mediorientali;
- per una conferenza internazionale di pace con tutti i soggetti coinvolti e la partecipazione delle società civili;
- per il disarmo dell’area (a partire dal disarmo nucleare);

INCONTRO PUBBLICO LUNEDI 2 OTTOBRE – ore 21.00

c/o Casa della cultura di Milano

Introduce Franco Castoldi – gruppo Bastaguerra Milano

Intervengono:

* Marie Nassif-Debs Direzione nazionale del Partito Comunista Libanese di Beirut
* Vittorio Agnoletto deputato europeo
* Fabio Corazzina portavoce di Pax Christi
* Alessandra MecozziResponsabile Internazionale Fiom - Action for Peace
* Piero Maestri – Rivista Erre

Organizzano (elenco provvisorio): Action for Peace, Gruppo Bastaguerra Milano, Sincobas, Rivista Erre, Attac, Punto
Rosso – Forum mondiale delle alternative, Cric, Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Milano, Ass. Berretti Bianchi ….

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L’Associazione Culturale Punto Rosso utilizza software Open Source in ambiente
Linux. Ringraziamo Maurizio Sibaud. Invitiamo tutti a sostenere le comunità di
sviluppatori e le Fondazioni del software libero anche con donazioni.

Autoreferenzialità

Martedì 13 Giugno 2006

Mi cito riprendendo un commento lasciato su onemoreblog a questo post, dove si parlava di Bertinotti e pacifismo. La si prenda come appunto a margine della discussione sull’eliminazione di Al Zarqawi, o sul clamore per la famigliola sterminata a Gaza o sull’ultimissima notizia a un nuovo attacco missilistico israeliano, che prendendo di mira dei miliziani ha distrutto la loro automobile e tutto quello che si trovava intorno nel raggio di qualche metro, cioè altre sette persone.

Bisognerebbe avere la decenza di rilanciare una campagna di opinione pubblica, anche genericamente pacifista, di quelle che non propongono soluzioni, confondono scenari del tutto diversi prendendo posizioni aprioristiche e un po’ ingenue, che gli avversari hanno avuto buon gioco a bollare come politica dei buoni sentimenti. Eppure rispetto al nulla annichilente e agli arretramenti, sconfitta su sconfitta che abbiamo accumulato, già questo sarebbe un fatto enorme e minimo allo stesso tempo. Invece siamo persi in un chiacchiericcio senza colore su chi ha detto cosa e come e a chi.

La polemica intorno al 2 giugno è stata una delle più vuote tra quelle recenti. Come ha ben ricordato Ingrao un conto sono le proprie convinzioni un conto il comportamento a cui si è tenuti nella veste di un incarico istituzionale (non ricordo le parola esatte). Ma a parte questo, l’ho trovata appunto molto vuota. M’interessa assai che un movimento pacifista sfilacciato e disperso risponda a una parata di tromboni con una controparata in cui ci si conta per vedere chi c’è o non c’è.

Nel frattempo la battaglia (daje all’ossimoro) per un ripensamento dell’attuale logica che regola i rapporti internazionali segna sconfitte e arretramenti incessanti. Metà del mondo non industrializzato ha capito che non è il caso di fare affidamento sulla buona volontà dei paesi al vertice (inclusi i loro movimenti egualitari e neoglobal o come si fanno chiamare ora) e l’altra metà non avendo alternative subisce o accarezza l’idea del conflitto armato.

Si pensi a come rilanciare la mobilitazione e la discussione su questi temi. Possibile che il cosiddetto movimento dei movimenti che tra tante ingenuità presentava intuizioni di peso - in occidente - si sia arenato in questa maniera indecorosa?

Sai che ci frega, e che gliene frega fuori dei confini nazionali, di 2 giugno, spillette, polemiche sui funerali dei militari e tutte queste esibizioni che hanno un significato tutto interno e superficiale.

Anche del Generale, ma chi se ne importa? Il corriere se notate sta facendo una campagna di pressione sulla componente radicale della maggioranza, per scovare elementi di dissidio, punti deboli scoperti alla facile polemica. Lasciamoli perdere loro e i generali. Rilanciamo il movimento contro la guerra che è una questione più che mai attuale, su cui siamo completamente assenti e lasciamo spazio a gente che pur sconfessata dai clamorosi e dolorosi insuccessi continua a egemonizzare il dibattito sulle nostre relazioni internazionali: cioè neoconi e protoconi e liberatori di civiltà impantofolati.