Intervallo
Lunedì 14 Aprile 2008(Patagonia, foto di CarloB-rodo)
(Patagonia, foto di CarloB-rodo)

Una delle peculiarità del nuovo posto in cui lavoro da gennaio è che in bagno sono disponibili alla lettura diversi numeri del NewScientist. O in alternativa una copia di Cronaca Vera. Pensavo di comprare un Vernacoliere per contribuire a completare la collezione.
Comunque, il NewScientist è una rivista di divulgazione che offre degli ottimi accompagnamenti alle ritirate ed articoli brevi ma pregni che ben si prestano ad una pausa mentale. Non come Focus per dire. Da una lettera alla redazione del dicembre 2006, che mi interessa visto che ho un terrazzo generoso e, sì, mi chiedevo se ci si potesse piantare qualcosa:
A green roof with plants growning in a soil or mineral substrate does offer a number of benefits, as Helen Bantock says (18 november, p 25). But it also has a fundamental problem: it tipically weighs up to four times as much as a conventional roof, and so needs a larger supporting structures. These in turn require more concrete, steel and/or aluminium, all of which consume enormous amounts of energy during their manifacture.
The most common green roof construction is based on an aluminium “standing seam” roof sheet, which is one of the least enviromentally friendly products used in the construction industry.
Laying soil and planting on top of this is very much the embodiment of a “greenwash” in which architects and owners proclaim false green credentials by pointing to their roof.
Net time you see one of these, ask the structural engineer how much extra concrete went into the foundations and how much extra steel went into the structure to support it.
[more later]
p.s. curiosamente cercando l’espressione di cui sopra su google uno dei risultati punta a un post di Antonio Dini che ho letto e mi aveva colpito. O vogliamo parlare di questo di Paferrobyday. Per il momento mi limito a registrare una certa consonanza di umori e di perplessità tra persone che definirei coscienziose.
Restodelmondo ha scritto un post su un club che non è a inviti, ma nondimeno ha un’affiliazione molto selezionata.
E io vi invito a leggerlo.
Ho ufficialmente raggiunto questa età . Penso che ci dormirò sopra.
Nel giro di mezzora:
Come da copione, una volta che mi sono deciso a prendermi la briga di installare wordpress e mettere in piedi un blog degno di questo nome (almeno per quanto riguarda il contenitore), mi ritrovo in un momento in cui ho davvero poco da dire. Una mancanza di ispirazione non è niente di che. Ma qua mi è passata proprio la voglia di negoziare ogni parola, di contendermi la ragione e questo è un po’ più grave.
Comunque benvenuto a chi arriva qui per la prima volta.
Piccola precisazione sul nome del blog: è assolutamente casuale. Idem per il nick che mi accompagna da anni in IRC, su Persone e altrove, cioè Baluba. E’ come dire foo/bar oppure John Doe. Non c’è nessun significato recondito, nessun richiamo regionale. Baluba sta per pirletta e di per sé è un termine spurio nello stesso dialetto (o così almeno sostiene il mio esperto di fiducia). Quindi più che una dichiarazione di appartenenza lo è di semi-appartenza e un po’ incerta.