Le poesie che trovate all'inizio di ogni episodio sono di Franco Fortini
e risalgono tutte al suo primo libretto di versi, Foglio di via, edito nel 1946
da Einaudi. E' importante tenere a mente questa data, perché illumina sul contesto
storico nel quale le poesie sono state composte, sulla relazione tra la soggettività
dell'autore e i grandi eventi collettivi che scuotevano allora l'Europa e il
mondo: l'incertezza materiale e psicologico-esistenziale e l'atrocità della
guerra, scatenata dalla violenza nazifascista. Nello scorrere dei versi, si
intravede l'emergere di nuovi accenti, di una speranza e di una volontà di riscatto
e liberazione; speranza incerta, offuscata da un incipiente senso di delusione
e disincanto.
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La rosa sepolta (1944) Dove ricercheremo noi le corone di fiori Le musiche dei violini e le fiaccole delle sere Dove saranno gli ori delle pupille Le tenebre, le voci - quando traverso il pianto Discenderanno i cavalieri di grigi mantelli Sui prati senza colore, accennando. E di noi Dietro quel trotto senza suono per le valli D'esilio irrevocabili, seguiranno le immagini. Ma il più distrutto destino è libertà. Odora eterna la rosa sepolta. Dove splendeva la nostra fedele letizia Altri ritroverà le corone di fiori. |
La rosa sepolta Se sperando Consigli al morto A un'operaia milanese E guarderemo Manifesti La buona voglia Militari La gioia a venire Varsavia 1944 Di Maiano Varsavia 1939 Canto degli ultimi partigiani Coro dell'ultimo atto Sonetto Foglio di via La sera si fa sera Di Porto Civitanova |
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Se sperando (1938) Se, sperando con te, dalle sere d'aprile verrà La gioia delle estati fedeli E un sole sui volti profondo; Quando il silenzio sarà Come una viva parola fecondo, E un giusto dolore con radici di quercia Stringerà i giorni; se i giorni Persi a noi giusti torneranno liberi; Compagni, se tutto non è finito Consigli al morto (1945) VAI DIRITTO Vai diritto sulla via E non prendere paura Se tu vedi un olmo in fiore Non è un olmo in fiore, quello: E' la Vergine Maria. Vai diritto sulla via E non prendere paura Se tu vedi un prato in fiore Non è un prato in fiore, quello: E' Gesù Nostro Signore. Vai diritto sulla via E non prendere paura Se odi canto di galletti: Non è canto di galletti Sono Angeli che gridano. A un'operaia milanese (1943) Tutta distrutta, tutta nuova nata, Lacerate le pietre senza pietà, Per te risorta si fa, diventata Tutta nostra, questa città. Sepolta e solo spirito è la madre tremante Che ci angosciò in servitù di baci. E dolorosamente con le dita di fiamma l'amante Quei segni cancella tenaci. Ma qui dove fra essere e non essere esita Prigioniera in se stessa una nuova figura, Tu liberata porti la giustizia sicura Che i vivi conosce i morti. E te guardando in noi si umilia un tristo Schiavo tiranno e la speranza è piena: Dentro i mattini il mio popolo desto Attende la grande sirena. E guarderemo (1945) E guarderemo dai vetri ancora i fanali e gli scali Di una stazione di notte dove una folla tace Di dormenti e di morti di altri inverni. La mano ha perduto la mano e la fronte è caduta. Il cuore ha lasciato il cuore inerte. Passano Sulla neve, e ripassano, le sentinelle. Lasciaci gli occhi, sonno, e il loro male nel buio Finché non cresca il giorno a riscuotere i visi E a riconoscere i morti quel giorno non gridi E fiamma e pianto invada la mano gelata. Manifesti (1945) Mio popolo canaglia Rotto di cento piaghe Mio popolo assassino Mia vergogna Dunque ora bisogna Non essere più soli Non aspettare più Non aver più paura Popolo di dolore La bocca impura Può offrire l'amore Più forte Mio popolo di morte La mano ferita Può dare la misura Più giusta La buona voglia (1944) Voglia mi prende d'una buona ragazza Docile, che non faccia tante storie, Di bianche cosce e di poppe tranquille. Quando soffia la stufa e nel camino Fa lume rosso il fuoco e fuori è sera Sulla neve dei boschi e dei paesi E piano piano filano i torrenti. Io guarderei le braccia tonde e i gomiti Svincolando le sottovesti e oh bella Con qualche riso la treccia che cade! Di me contenta, io contento di lei, Mi direbbe con una voce saggia: "Stai un po' buono" - e anche vorrei Che parlasse senese o perugino. Molte cose mi dimenticherei Se avessi con me quella buona ragazza spogliata Con le due braccia lisce sul cuscino Un poco addormentata e un poco sveglia. Militari (1942) Ora si esce. Sulle case rovina Giallo un raggio atterrito dall'occidente. La ciminiera leva un allarme ardente Di faville dal cielo della notte vicina. Storte nuvole liquide lambiscono i crinali Dei paesi percossi sui dirupi scoscesi. Nelle città a quest'ora si cercano i corpi accesi Stretti sotto i fulmini rigidi dei segnali. Ma noi si ride. Già tutto è nero. Rimane La neve azzurra sui tetti. Compagno, stasera, Saranno più dolci, al caldo, all'"Aquila Nera", Le grida, il vino e le carte napoletane. La gioia a venire (1945) Potrebbe essere un fiume grandissimo Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore Una rabbia strappata uno stelo sbranato Un urlo altissimo Ma anche una minuscola erba per i ritorni Il crollo d'una pigna bruciata nella fiamma Una mano che sfiora al passaggio O l'indecisione fissando senza vedere Qualcosa comunque che non possiamo perdere Anche se ogni altra cosa è perduta E che perpetuamente celebreremo Perché ogni cosa nasce da quella soltanto Ma prima di giungervi Prima la miseria profonda come la lebbra E le maledizione imbrogliate e la vera morte Tu che credi dimenticare vanitoso O mascherato di rivoluzione La scuola della gioia è piena di pianto e sangue Ma anche di eternità E dalle bocche sparite dei santi Come le siepi del marzo brillano le verità Varsavia 1944 (1944) E dopo verranno da te ancora una volta A contarti a insegnarti a mentarti E dopo verranno uomini e senza cuore A urlare forte libertà e giustizia Ma tu ricorda popolo ucciso mio Libertà è quella che i santi scolpiscono sempre Per i deserti della caverne in se stessi Statua d'Adamo faticosamente. Giustizia è quella che nel poeta sorride Bianca vendetta di grazia sulla morte Le mie parole che non ti dànno pane Le mie parole per le pupille dei figli. "E questo è il sonno, edera nera, nostra" E questo è il sonno, edera nera, nostra Corona: presto saremo beati In una madre inesistente, schiuse Nel buio le labbra sfinite, sepolti. E quel che odi poi, non sai se ascolti Da vie di neve in fuga un canto o un vento O è in te e dilaga e parla la sorgente Cupa tua, l'onda vaga tua del niente. Di Maiano (1938) Ora che dai gelati alvei dei fiumi Ai pascoli deserti salirà Novembre e ai fiumi ultimi delle baìte; Ora che il vespro eguali invetria i fuochi Degli astri e i lumi della nemica città. Non pregare per me felici i giorni Che verranno. Pietà di noi non frena Il vento che dall'alto Affanna e serra in fitta ridda i gesti Umani e sperderà Come faville attimi gli anni, guerra Alla esile gioia nostra, a quella Ombra che a noi Amore educa breve. Altre promesse aveva autunno, entro Chiuso giardini, acque opache, e un'eco Di fonte da ninfèi d'edera. Sempre Parve e sparve un riposo, un alto e quieto Regno deluse dove un'ora esistere Senza rimorso. E presto ciò che avremo Tanto amato dovremo abbandonare. Viene inverno: una pena antica geme Dentro i macigni dei duomi potenti. Forse è il segno promesso - e non pregare Felici i giorni vili, il sonno morto Che ora grava la mia nemica città. Tutta la notte si dovrà vegliare Soli e vicini in ascolto Del passo ancora lontano. Varsavia 1939 (1944) Noi non crediamo più alle vostre parole Né a quelle che ci furono care una volta Il nostro sangue l'ha roso la fame Il nostro sangue l'han bevuto le baionette. Noi non crediamo più ai dolori alle gioie Ch'erano solo nostre ed erano sterili La nostra vita è in mano dei fratelli E la speranza in chi possiamo amare. Noi non crediamo più agli dèi lontani Né agli idoli e agli spettri che ci abitano La nostra fede è la croce della terra Dov'è crocefisso il figliolo dell'uomo. Canto degli ultimi partigiani (1945) Sulla spalletta del ponte La testa degli impiccati Nell'acqua della fonte La bava degli impiccati. Sul lastrico del mercato Le unghie dei fucilati Sull'erba secca del prato I denti dei fucilati. Mordere l'aria mordere i sassi La nostra carne non è più d'uomini Mordere l'aria mordere i sassi Il nostro cuore non è più d'uomini. Ma noi s'è letta negli occhi dei morti E sulla terra faremo libertà Ma l'hanno stretta i pugni dei morti La giustizia che si farà. Coro dell'ultimo atto Dunque fra poco tutto sarà compiuto Ogni cosa sarà ferma tra noi Al suo riposo come un giorno compiuto. Conoscerà ciascuno una cosa vera. E voi tornerete alle case con una pietra Sul cuore come nel pugno una pietra vera. Domani sopra i tetti il sole griderà Le grandi opere ignude delle montagne E noi e voi torneremo al lavoro. Sonetto (1944) Sempre dunque così gemeranno le porte Divaricate in pianto. Rotano eterni i fumi Dei roghi e giù s'ingorga la coorte D'uomini scimmie, di femmine implumi. Con loro, amici! Sono questi i fiumi Da cui credemmo salvare la sorte. Ma se le torce stridono e vacillano i lumi Qualcuno dentro il buio canta più forte. Non la battaglia bianca d'arcangeli cristiani Clama l'inno che tu alla notte rubi Sempre più cieca; ma noi, gli ultimi, i vivi. A coro alto scendiamo, le mani strette alle mani E non vinti, le grotte vane: Anubi enorme erra, testa di cane, ai trivi. Foglio di via (1944) Dunque nulla di nuovo da questa altezza Dove ancora un poco senza guardare si parla E nei capelli il vento cala la sera. Dunque nessun cammino per discendere Sen non questo del nord dove il sole non tocca E sono d'acqua i rami degli alberi. Dunque fra poco senza parole la bocca E questa sera saremo in fondo alla valle Dove le feste han spento tutte le lampade. Dove una folla tace e gli amici non riconoscono. La sera si fa sera (1945) La sera si fa sera, E tu non avrai compagni. Ed allora verrà La faina da te Per metterti paura. Ma non prender paura Prendila per sorella. La faina conosce E l'ordine dei fiumi E i fondali dei guadi E ti farà passare Senza che tu t'anneghi E poi ti condurrà Fino alle fonti fredde Perché tu ti rinfreschi Dai polsi fino ai gomiti Dai brividi di morte. Anche comparirà Davanti a te il lupo Per metterti paura. Ma non prender paura Prendilo per fratello. Perché il lupo conosce E l'ordine dei boschi E il senso dei sentieri E t'accompagnerà Per la via più leggera Verso un alto giardino Dove la luce è quieta. Il tuo posto è laggiù, Dove vivere è bello Dov'è il campo di dalie La collina dei giuochi. E laggiù c'è il tuo cuore. Di Porto Civitanova (1939) Qui mi condusse il lungo Vaneggiare degli anni Che ora lieto ora triste sempre invano Come un fanciullo mi volgeva. ------------------------I tempi Passati, i tormentosi giorni, qui Non mi dolgono più; nuova discende Ogni immagine e quieta. E m’addormenta con soave suono Ogni senso la musica continua Dell’onde e il fiato dell’opaco mare Che deserto scompare oltre le nebbie. E deserta è la riva. I pescatori Hanno lasciato sulla ghiaia tutte Le barche e sono andati con le ceste Colme di pesca che brillò nel sole Bianco, stamani. Ora alle antenne si lamenta il vento. A questa riva mi ritrovo: stanco Ma non deluso. Povero; ma basta Che mi segga sul fianco di una barca A riparo dell’aria Sibilante, perché le mie miserie Dimenticando e il mio penoso andare Tra i volti umani, Come quando fanciullo oltre i miei colli Aspettavo bramoso il primo raggio Di sole, attenda ancora, Ma senza affanno e solo mesto, un cenno Un lume, un volo, una speranza, qualche Voce che dall’opaco mare chiami. |